Inquinamento delle grotte

 

 

1. Introduzione


La degradazione ambientale dovuta all’attività umana, oltre ad aver compromesso numerosi ecosostemi superficiali, ha arrecato danni evidenti anche nel mondo ipogeo.
Abbiamo visto che una cavità non è un sistema chiuso, ma in continuo scambio con l’esterno, e quindi la qualità dell’ambiente sotterraneo dipende strettamente dalla qualità dell’ambiente epigeo.
Le acque meteoriche convogliate verso il basso costituiscono un grande serbatoio, chiamato acquifero carsico, il cui tappo sono le sorgenti. 

Gli acquiferi carsici rivestono perciò una notevole importanza sia dal punto di vista scientifico-esplorativo, sia da quello più strettamente legato alla politica ed alla pianificazione delle risorse idriche sotterranee.
La loro importanza in Italia è sottolineata dalla continua crescita del fabbisogno di fonti idriche cospique e di buona qualità.
Ricordiamo che molte delle falde di pianura nel Veneto sono spesso irrimediabilmente degradate, in particolare per la presenza di metalli pesanti, pesticidi e batteri.
Inoltre non va dimenticato che gli ecosistemi carsici ospitano una fauna unica e di enorme valore storico-scientifico.

 


2. Fonti dell’inquinamento

 

Gli acquiferi e gli ecosistemi carsici sono per le loro particolari caratteristiche molto vulnerabili all’inquinamento. E oggi sono così sempre più soggetti a rischi di contaminazione sia per cause accidentali che permanenti.


La contaminazione può essere diretta, provenendo direttamente dalla superficie topografica o indiretta, dovuta cioè all’infiltrazione di acque di scorrimento superficiale inquinate. Le fonti di inquinamento di origine antropica si possono così sintetizzare:

- fonti di origine domestica o civile in genere;

- fonti di origine zootecnica;

- fonti di origine agricola;

- fonti di origine industriale ed estrattiva;

- discariche di rifiuti solidi urbani ed industriali;

- fonti da traffico veicolare.

 

  Gli acquiferi carsici presentano in genere caratteristiche tali da esercitare uno scarsissimo contrasto alla propagazione degli inquinanti a seguito delle elevate velocità di flusso delle acque e della scarsa capacità di autodepurazione.

 

3. Meccanismi dell’inquinamento


Il trasporto degli inquinanti è determinato dall’organizzazione della rete di drenaggio, la velocità dei deflussi, la geometria e la grandezza dell’acquifero.
Il percorso dalla superficie carsica alle zone di emergenza si effettua in quattro tappe fondamentali:

- introduzione dell’inquinante (può essere rallentata da una copertura più o meno potente con caratteristiche impermeabili);

- migrazione ed evoluzione dell’inquinante in zona non satura d’acqua (segue vie di frattura e condotte carsiche);

- propagazione ed evoluzione dell’inquinante nella zona satura d’acqua dell’acquifero;

- restituzione dell’inquinante (legato alle caratteristiche idrogeologiche del sistema e al tipo di inquinamento).


Per dare un esempio pratico sul potere inquinante di alcune sostanze si riportano alcuni valori relativi alle pile, rifiuti pericolosi che spesso finiscono in discariche per rifiuti urbani.

 

Considerando una pila piatta da 4,5 volt vi si trovano dai 10 ai 30 grammi di metallo, sulla base dei valori guida per le acque potabili si può calcolare che:
- 1 pila allo zinco inquinerà da 5 a 30 metri cubi d’acqua;

- 1 pila al cadmio inquinerà da 3000 a 15000 metri cubi d’acqua;

- 1 pila al mercurio inquinerà da 15000 a 30000 metri cubi d’acqua.


Fortunatamente non tutto questo potere inquinante viene sempre liberato, dipende da numerosi fattori, primo fra tutti le condizioni per la solubilità.

Il miscelamento di acque inquinate con acque pulite deteriora la qualità di quest'ultime.

Tutto ciò deve far riflettere, è necessario che l’uomo comprenda al più presto, prima che i suoi interventi diventino irreparabili, che la sua stessa esistenza dipende dalla conservazione più integra possibile di tutti gli ambienti sia superficiali che sotterranei