1.Covolo del Butistone

 

1.1 Dati catastali

 

Nome della cavità: Covolo del Butistone
Long.: 0° 43' 33",5
Lat.: 45° 56' 55",4
Quota: 240
Numero catasto: 1214 V VI
COMUNE: Cismon d. Grappa
Località: Valsugana
Sviluppo: 34 +8 -4
Rilievo: Club Speleologico Proteo Vicenza, G.G.G. Valstagna

 

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Covolo del Butistone - sezioni

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Covolo del Butistone - sezioni

 

1.2 Il castello


La strada statale che da Bassano del Grappa si dirige verso Trento, si inoltra presto in una a vallata stretta ed angusta, incassata fra le forre orientali dell'Atopiano dei Sette Comuni ed i dirupi che precipitano dalle creste occidentali del Massiccio del Grappa.
Si tratta del "Canale di Brenta", via obbligata di passaggio fra la pianura veneta ed il Trentino, e cordone ombelicale storico fra Venezia e i territori della Mitteleuropa.
Proseguendo oltre Cismon in direzione di Primolano la valle diventa strettissima; un punto ideale per controllare e bloccare una via di transito tanto importante.
Siamo nella gola del Tombion, vera e propria chiave d'accesso della valle, che ha sempre rivestito un ruolo di capitale importanza strategico militare attraverso i secoli.
In pochi altri luoghi il principio della sovrapposizione degli insediamenti militari puo` leggersi con tanta facilita`. Dai romani che costruirono la loro torre di presidio sul colle della Rocchetta, al Genio Militare italiano che fece costruire grandi fortificazioni negli anni precedenti al primo conflitto mondiale, fino alla TODT di Hitler, che inutilmente si affanno` ad allestire sbarramenti anticarro, la logica e` praticamente immutata.
Ma il vero gioiello fra tutte queste opere militari e` il Covolo di Butistone: una fortificazione unica nel suo genere, un antro naturale fortificato, militarmente strutturato in modo da rendere possibile il suo presidio ad una guarnigione stabile.
Lo si nota in alto sulla strada statale, poco dopo Cismon, sulla sinistra Brenta, incavato nella parete strapiombante e chiusa da una muratura merlata.
La sua funzione originaria appare evidente: dominare ed eventualmente bloccare il passaggio nella valle sottostante.

 

1.3 Cenni storici

 

L'origine del Covolo è ancora controversa: qualcuno parla di origini romane ma senza supporti archeologici controllabili. Secondo questa tesi la storia del Covolo vede l'inizio ai primi del secondo secolo avanti Cristo, quando un'invasione Gallica nelle Venezie costringe il Senato Romano a prendere provvedimenti per realizzare le difese ai confini della penisola.
Venne fortificata la piazzaforte di Aquileia e tracciata un'arteria militare che, dal nome del console che la ideò venne chiamata Postumia. La realizzazione di questa strada mutò in poco tempo la fisionomia dell'area veneta.
Ai lati della Postumia furono realizzate bonifiche e nuovi insediamenti, il territorio venne centuriato con una vasta rete di arterie stradali.
Una di queste si staccava ad est di Bassano e proseguiva verso l'imbocco del Canal di Brenta e probabilmente da qui una vicinale si inoltrava per Solagna e Cismon, da dove forse, proseguiva ulteriormente verso Enego (via della Piovega) e la Val Belluna dove si univa alla importante Claudia Augusta Altinate.
Tracce di questa vicinale sembrano scorgersi ancora nell'abitato del Cismon, e comunque fortificazioni vennero erette dai romani nei punti strategici del Canale: Solagna, Rocchetta di S. Nazario e Rocchetta di Cismon.
Su queste basi si suppone che la Storia del Covolo inizi proprio in questo periodo, anche se nessuno è stato in grado di produrre prove certe.
Anche il Bonato, il maggior sostenitore di questa tesi, non riesce a portare altre prove, se non il fatto che, essendo il luogo più stretto della Valle, era l'ideale per controllare militarmente i transiti.
Nel 1978, un gruppo di studenti di Feltre ha condotto sotto la guida degli insegnanti, alcune indagini sui resti delle strutture interne del forte, e le loro ricerche hanno portato al ritrovamento di alcuni importanti reperti, come quindici monete tra le quali spicca un bronzo di Aureliano risalente al basso impero.
Neanche questa però è da considerarsi una prova certa dell'origine romana del Covolo, in quanto le monete del basso impero sono rimaste "in corso legale" per tutto l'alto medioevo ed è probabilmente in quest'epoca che bisogna cercare le sue origini.
Gran parte delle fortificazioni antiche dell'Alta Italia, bisogna ricordare, sorge proprio in questo periodo, in occasione dell'ultima grande scorreria barbarica, quella degli Ungari.
Verso il X secolo orde di questo popoio penetrano in gran numero attraverso le Alpi Giulie e, seguendo la via Postumia, avanzano nella pianura Padana.
Per far fronte ai saccheggi, agli incendi e alle violenze il vescovo di Padova, Sibicone, ottiene dall'imperatore Berengario I il riconoscimento della facoltà di erigere fortezze e castelli a difesa delle popolazioni e delle vie di transito.
Torri, fortezze, chiuse, sorgono un po' ovunque nella nostra regione.
È il periodo del cosiddetto "incastellamento" e anche il Canale di Brenta ne è interessato. Anche se spesso mancano conferme a livello documentaristico ed archeologico i toponimi esistenti sono molto eloquenti: Castelmago, Piancastello, Castellier, solo per citarne alcuni. Ed è forse in questo periodo che il Butistone viene armato e presidiato.
La storia documentata del Covolo inizia comunque nel 1004, in occasione della discesa in Italia delle truppe imperiali di Arrigo il Santo e da questo momento nelle sue linee che lo coinvolgono direttamente per quasi un millennio terminano nel 1917 in occasione del primo conflitto mondiale.
Ma ritorniamo al 1004. Durante le lotte per l'investitura imperiale i feudatari italiani avevano incoronato re d'Italia Arduino d'Ivrea.
L'imperatore Arrigo II, deciso ad impedire la successione, muove l'esercito verso la pianura Padana. I principali passaggi in Val d'Adige sono però saldamente in mano alle truppe di Arduino e si profila quindi, per gli imperiali una situazione di stallo.
È proprio con la presa della Chiusa del Covolo, con un colpo di mano durante la settimana santa del 1004 da parte delle truppe al comando del cappellano Elingero, che l'esercito imperiale sblocca la situazione e, penetrando attraverso il Canale, la mattina di Pasqua, Arrigo II è a Bassano; per Arduino e per il tentativo di secessione dei feudatari italiani è la fine.
Da quel momento la storia del Covolo di Butistone entra in un turbinio tempestoso.
Nel 1184, col dazio che vi si riscuote, appartiene alla Mensa vescovile di Feltre; nel 1321 cade in possesso degli Scaligeri, che lo perdono per mano di Sico da Caldonazzo nel 1337; l'anno successivo passa in dominio ai Visconti sino al 1404, quando viene occupato dalla Repubblica Veneta, che lo tiene finchè non iniziano le ostilità con la lega di Cambrai.
Nel 1509 Massimiliano d'Asburgo, membro della lega, muove un poderoso esercito da Trento verso il Canale di Brenta, con l'intento di ridurre i possedimenti di Venezia alle Lagune.
Ad organizzare le difese tra Primolano e Cismon viene inviato il provveditore Vincenzo Valier, col compito di ostacolare e rallentare il più possibile l'avanzata degli imperiali.
Il Valier ha a sua disposizione il Covolo armato più che mai, ed appoggiato da varie fortificazioni ausiliarie. Inoltre può contare su centinaia di volontari arruolati nelle contrade del Canale, le cui genti sono da sempre fedelissime alla Repubblica.
Il primo scontro, sulle trincee di avamposto, costringe i difensori alla ritirata; la superiorità numerica degli imperiali è schiacciante.
Quest'ultimi, però avanzano ancora per poco, perchè le artiglierie del Covolo bloccano puntualmente ogni possibilità di passaggio.
Massimiliano si rende conto che il suo esercito non può raggiungere la pianura senza neutralizzarlo.
Una colonna di imperiali risale allora le alture antistanti e, dopo un furioso corpo a corpo se ne impossessa.
Da queste posizioni, dominando dall'alto il Covolo, riesce con i "saltamartini" (pezzi d'artiglieria dell'epoca) a sopraffarne le difese.
Il grosso dell'esercito può quindi occupare Bassano.
La guerra continua ancora per molti anni e il Covolo subisce alterne vicende.
Quando iniziano le trattative di pace a Bruxelles, nel 1516, è ancora saldamente in mano agli imperiali.
Il Senato veneziano raccomanda ai suoi ambasciatori di ottenerne la restituzione, ma inutilmente.
Da ciò una situazione paradossale: il Covolo resta in mano ai tedeschi, viene quindi a configurarsi come una vera e propria "enclave" imperiale entro i confini della Repubblica Veneta.
L'avvocato Cacciavillani ne parla come di un "fenomeno unico e curiosità nel campo del diritto internazionale".
La situazione resta così immutata per tre secoli.
Verso la fine del settecento il perfezionamento delle artiglierie è ormai tale da renderlo facilmente neutralizzabile e, difatti, nel 1782 l'imperatore Giuseppe II lo fa disarmare.
Durante la battaglia di Primolano, legata alla campagna napoleonica del 1796 gioca un ruolo del tutto secondario, e viene facilmente conquistato dai francesi che riescono a catturarne l'intera guarnigione.
Per più di un secolo il forte viene abbandonato e le sue strutture disarmate cadono rapidamente in rovina.
Nel 1915, dopo lo scoppio delle ostilità, il genio militare italiano lo riadatta a deposito di munizioni.
Secondo testimonianze dirette di persone ancora viventi, è in questa circostanza che ne vengono ristrutturate alcune parti, fra cui il sistema d'accesso.
Nell'autunno del 1917 in seguito alla sconfitta di Caporetto le armate italiane abbandonano il fronte trentino e si attestano sul Grappa.
Anche il Covolo viene abbandonato e probabilmente, come accadeva sempre in queste situazioni, alcune sue strutture vengono fatte saltare delle retroguardie in ritirata.
Delle strutture del Covolo ci sono pervenute molte descrizioni e rappresentazioni iconografiche quasi sempre risalenti al periodo della occupazione asburgica che va dal cinque al settecento.
Sulla base di questi documenti si può ricostruire in maniera abbastanza precisa l'articolazione e le funzionalità del forte.
A fondovalle una chiusa sbarrava il passaggio stradale. Il transito era possibile, pagando un pedaggio attraverso due porte rivolte verso Cismon e Primolano.
Nella chiusa erano comprese le abitazioni del Capitano, del cappellano e di pochi soldati, nonchè una fontana e una chiesetta.
Di questo castello inferiore ora rimane molto poco; si individuano la cisterna da dove derivava l'acqua per la fontana, e forse i resti delle porte e del "quartier della guardia".
Le strutture sono state a più riprese demolite nel corso dell'ultimo secolo durante i lavori di ampliamento della sede stradale e forse anche durante il primo conflitto mondiale.
Notevoli ed articolati sono invece i resti del castello superiore, Covolo vero e proprio.
Originariamente vi si accedeva per mezzo di una carrucola azionata da un argano.
Nel 1915 durante la trasformazione in deposito di munizioni venne costruito un sistema di accesso più idoneo. La muraglia alla base del muro merlato venne in parte demolita per poter ricavare una gradinata che, protetta da una balaustra e collegata a dei ballatoi di legno, permetteva l'accesso attraverso quella che nel settecento era una postazione per colubrina.
Le descrizioni antiche ci riferiscono di una fortezza articolata in quattro piani con locali adibiti a varie destinazioni d'uso: magazzini, armeria, casamatta, stanze per la truppa e per il capitano, stufa, altare dedicato a S. Giovanni Battista, pozzi, mulino a mano, cucina-forno, "servizi igienici", prigioni, luogo dell'argano di sollevamento, corridoi di collegamento, feritoie.
Attualmente esistono solo due di questi piani, ma sono riconoscibili e leggibili nelle loro funzionalità originarie molte strutture, alcune delle quali ancora in discreto stato di conservazione.