10.Abisso Senza Luce di Monte Agaro

 

Nell’agosto 2000 il Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna svolse l’attività del consueto campo estivo presso Malga Prapezzé nel comune di Castel Tesino (TN).
L’interesse degli speleologi si concentrò attorno al M.te Agaro che, già dalle prime battute di ricerca, soddisfò le aspettative del gruppo. Nei primi giorni vennero trovate alcune piccole cavità a sviluppo verticale che si aprono nel versante NE del monte, tra i 1900 ed i 2000 m di quota.
Durante il rilievo topografico di una singolare spaccatura, chiamata “Grotta Trifase”, Michele seguendone lo sviluppo rinveniva poco più in basso un pozzo di crollo profondo 2-5 metri. Tra i massi, sul fondo di tale sprofondamento, notò una piccola apertura ma la curiosità del momento venne ostacolata dalla mancanza di una fonte luminosa. Immediatamente si precipitò dai compagni esclamando :”Gó catà un buso ma só sénsa luce!”. Nacque spontaneo il nome “Abisso senza luce”, ancor prima di sapere le reali dimensioni della cavità.
L”armata brancaleone”, partita quel giorno per una semplice prospezione di superficie, aveva un equipaggiamento molto ridotto e diverso fra i compagni: se a Michele mancava la luce, Giampaolo non aveva la corda e poté scendere solo per pochi metri. Dopo aver disostruito un tappo di frana, si trovò nella necessità di chiamare Maurizio, il portatore del prezioso “canapo” con il quale riuscì a scendere un tratto verticale fra i massi di crollo arrivando alla partenza di un vero e proprio pozzo, profondo… troppo profondo. Con l’entusiasmo per la scoperta ed il rammarico di non poterla continuare per la mancanza di attrezzature adeguate, si rinviò l’esplorazione.
Il 18 agosto il grande pozzo venne chiodato e disceso per circa 20 metri mentre il fondo fu raggiunto il giorno 19. Attualmente la grotta è esplorata sino ad una profondità di 115 metri di cui ben 102 competono al grande pozzo (battezzato “Pozzo Va só!!!”); la sommità è tappata dal materiale di crollo dello sprofondamento d’ingresso mentre il è fondo è ostruito da frammenti di piccole dimensioni prodottisi dall’impatto è delle pietre che cadono dall’alto. Una finestra circolare a 15 - 20 metri è dalla base fa sperare in una prosecuzione.
L’Abisso Senza Luce si apre a circa 1920 m, ad E-NE della cima di M.te Agaro (2062 m) e si apre nelle banconate fratturate del Rosso ammonitico, roccia calcarea formatasi in fondali marini profondi circa 150 milioni di anni fa, alla fine del Giurassico. Gli strati calcarei della zona fra il Vanoi ed il Col della Boia sono stati sollevati dall’intrusione granitica del gruppo montuoso di Cima d’Asta (con i sottogruppi di Rava e di Tolve). Tale sollevamento ha provocato le fratturazioni lungo le quali l’acqua ha trovato le vie di deflusso poi allargate, nel tempo, per erosione carsica.
Nel corso di quest’anno il GGG tornerà sul M.te Agaro per proseguire l’esplorazione di alcune grotte, tra cui l’”Abisso Senza Luce” di cui si vuol fare anche un rilievo geologico-stratigrafico un po’ più accurato in modo da definire meglio la natura e le potenzialità esplorative della grotta e di tutta la zona circostante.
Dal diario del campo GGG, il giorno della discesa al fondo:
“19 agosto 2000, M.ga Prapezzé
Giulia ed io arriviamo al campo verso le 9.00: tutti dormono ancora …. Ma siamo sicure che stanno ancora dormendo o sono già in grotta?
Finalmente si svegliano e dopo abbondante colazione si parte per la nuova grotta “Senza Luce” (Ops! ABISSO!). La squadre esplorativa è composta da Maurizio, Michele, Giulia ed io.
Con rapido passo raggiungiamo l’ingresso agari, no, volevo dire “agri” per la folle corsa, boccheggianti ma ancora felici. Entriamo tutti nella salettina sopra l’imboccatura del pozzo …. Sasso n° 1 …. Boh! Sasso n° 2: che sia un 50 o più? Maurizio scende.Da sopra lo sentiamo smanettare, martellare e grugnire.
Deve cambiare l’armo fatto da in precedenza Michele. Dopo iil terzo grugnito dell’esploratore di punta, il povero ragazzo (Michele n.d.r.) se ne esce con l’esclamazione: “Orco can, cossa goi gombinà?! Ieri è sceso e gli andava bene!” In realtà noi ignari non sapevamo che Maurizio il Perlina già era 50 metri sotto ….
Altro grugnito: “Finiaaa a cordaaaaa …..”. E noi: “Qua-lee? La pri-ma o la se-con-daa?”. Silenzio. Poi: “Pendolooooo ….”. Orca, che capita là sotto?
Finalmente ci raggiunge, senza eco, l’aspettato “libera”.
Io mi preparo, saluto con un’espressione tipo speriamo di rivederci, e parto. Cavolo che bucone; ma, dov’è Perlina? Scendo, molto lentamente (ho le pulegge del discensore ormai “all’osso”): il pozzo è un vero e proprio tubo di roccia compattissima, lavorata dall’acqua.
È fantastico!!! Maurizio è un puntino luminoso. “Sei sul fondo?”, domando. Risposta: “No, sono in cengia; scende ancora” …. e dall’alto i due si preparano alla fuga.
Armo con lancio di nodo: dal centro del pozzo Maurizio s’è dovuto lanciare e pendolare per poter attaccare la seconda corda: una vera goduria sospesi a mezz’aria a 50 m sul vuoto!
Finalmente lo raggiungo e “do il libera” a Giulia. Poi è il momento di Michele e decidiamo di staccare la corda dalla cengia e di farlo arrivare al fondo. Protesta: “Ma è proprio necessario?” “Va só! Va só, Michele!”, “Ma devo proprio?”, “Móvate, va só!” (Da qui il nome del pozzo. Finalmente il giovanotto, con il nodo in mano, arriva al fondo ed al “Vien su” di Maurizio risponde, repentino, “E no! Adesso guardo” E fu così che si stimò la profondità del pozzo di circa 110 m: è proprio un BISSO.
Caricati di emozioni per la bella esplorazione, torniamo al campo dove troviamo la cena pronta grazie a Stella, Marcello ed Otello. Mancando Jama, verso le due di notte riusciamo ad andare a dormire.
Ore 4 del mattino: arriva Naibo, e noi ce lo troviamo in pigiama a fare colazione. Ma questo è un altro giorno e ve lo racconterà qualcun altro.

Marianna