9.Abisso Pianca

 

Nome della cavità: Abisso Pianca
Long.: 0° 42? 19",8
Lat.: 45° 51' 06",2
Quota: 1100 m. s.l.m.
Numero catasto: 5500 V TV
COMUNE: Borso del Grappa
Località: Casera Bordignon
Sviluppo: 250 m., -196 m.
Rilievo: G.G.G. Valstagna (C. Dal Bianco, A. Dal Bianco, M. Arsiè, M. Lazzarotto)

9.1 Storia dell’esplorazione (Camillo Dal Bianco)


Avevo già lo zaino in spalla, il piede sulla soglia, e stavo per raggiungere i compagni per una battuta sul Grappa, quando ad un tratto squillò il telefono. Presi in mano la cornetta, risposi al saluto di un amico, ed ascoltai cosa aveva da dire: “Go trovà on buso che va so sempre”. Pensai: “el soito buseto del picchio. Comunque non si sa mai’. E mi feci accompagnare sul luogo.
Arrivato all’ingresso cominciai a buttare un sassolino, poi un sasso, un pietrone, con l’aiuto dell’amico scopritore (Luca Pianca) un masso.
Rabbrividii, il fondo proprio non si sentiva, e l’eco si perdeva inesorabilmente. La sera stessa rintracciai Alessandro Dal Bianco e Juri Vigo che nel frattempo avevano finito la battuta iniziata al mattino, alle nove di sera il primo armo attorno ad un provvidenziale faggio era fissato.
Con una corda da 40 scendemmo a -35 arrivando su una cengia. Ricominciò così il carosello dei sassi, ancora brividi ed emozioni indescrivibili, il fondo era latitante. Alcuni giorni dopo, smaltita la sbornia di emozioni, e non solo di quelle, l’esplorazione proseguì. Al gruppetto di giovani esploratori si unì Maurizio Arsiè.
Assieme a lui raggiunsi con una corda da 80 i -110 con un tiro unico. Il fondo negava ancora la sua presenza con un nero silenzio, fantasie e sogni si scatenarono scagliando le nostre emozioni tra le stelle.
La fatica, la pioggia, e qualsiasi altra avversità passarono assolutamente inosservate. Pensai di lasciare anche agli altri della squadra esplorativa assaporare in prima persona queste emozioni.
Per l’uscita successiva feci scendere Arsiè e Vigo, e data la pericolosità dei sassi sospesi nel pozzo disertai assieme a mio fratello la spedizione.
Nel frattempo la notizia della scoperta cominciò a diffondersi all’interno del gruppo. Gli animi si accesero e la voglia di collaborare all’esplorazione divenne irresistibile. Assieme ai due ai unì anche Adriano Pontarollo che la mattina dell’esplorazione arrivò al campo base con 200 metri di corda e altra attrezzatura.
Capitò “per caso” anche Roberto Bruni da Rovereto, “casualmente” informato da una socia G.G.G. Quindi all’esplorazione finale parteciparono: Maurizio Arsiè, Adriano Pontarollo, Juri Vigo, e Roberto Bruni. Una seconda squadra composta da Alessandro Dal Bianco e Giampietro Bordignon doveva proseguire eventuali esplorazioni entrando nel tardo pomeriggio.
Sia per l’ora tarda dell’inizio della discesa effettuata dalla prima squadra, sia per la lunga permanenza in grotta della medesima, alla seconda squadra fu possibile solo dare una veloce occhiatina. A volte esser troppo generosi Mi servirà… d’esperienza.

 

9.2 Come arrivare alla grotta (Maurizio Arsiè)

 

Due strade portano all’ingresso della grotta. Vi si può accedere, attraverso un agevole sentiero, a piedi oppure utilizzando l’auto.
Per avvicinarsi alla grotta a piedi si lascia l’auto presso l’osteria Cibara. Località che si trova seguendo la statale Cadorna all’altezza del Km 20.5. Si prende il sentiero a valle della strada, lo si percorre in leggera discesa in direzione E-NE per una decina di minuti immettendosi così nella Valle d’Oro.
Ad un certo punto si incontra un bivio e si tiene la propria sinistra. Inoltrandosi per un centinaio di metri il sentiero devìa verso destra in leggera salita e sbuca in una carrareccia.
Si svolta a destra sempre seguendo questa strada che ora scende e si abbandona Casara Bordignon.
Dopo 300 metri si interseca una trincea e la si segue verso valle per una quarantina di metri. L’abisso si apre proprio di fianco a questa trincea con un’apertura semicircolare avente diametro di circa 1,5 metri. L’avvicinamento con l’auto è più complesso, si consiglia quindi di optare per la prima soluzione anche perchè è presente una sbarra che impedisce il transito con l’automezzo.
L’abisso Pianca è sito nella confluenza tra Valle d’Oro, Valle dei Lebi e Valle Santa Felicita.

 

9.3 Inquadramento geologico (Marco Lazzarotto)

 

La zona del fondo marino su cui si deposero le formazioni che vanno a costituire il massiccio del Grappa era compresa nell’estesa piattaforma, profonda non più di 200 metri, che si dipanava lungo le coste nord occidentali della Tetide, proprio al margine del grande continente paleo africano.
Le maree provocarono in questa zona notevoli oscillazioni del livello marino (ambiente tidale).
Può essere inserita in questo tipo di ambiente per i caratteri sedimentologici e per il suo contenuto paleontologico la formazione della Dolomia principale.
La parte più recente affiora nel Grappa lungo il versante che delimita il massiccio verso ovest nella Valsugana tra Solagna e Cismon.
L’originaria piattaforma marina iniziò un lento e lungo smembramento nel periodo geologico successivo: il Giurese (21 0-135 milioni di anni dal presente).
Questo smembramento provocò la formazione di due blocchi separati da fratture orientate con direzione approssimativa N-S. In seguito esse sprofondarono con diverse velocità.
In questa zona e in questo intervallo di tempo si evidenziarono così due sistemi paleo geografici: ad ovest della linea attuale Cima Grappa-Valle di Seren le condizioni di sedimentazione furono di altofondo mentre ad est di questo allineamento si verificarono condizioni di mare decisamente più profondo.
Questo accadimento diversificò così gli ambienti di sedimentazione e di conseguenza anche i tipi di deposito. Quindi nel Giurese inferiore sopra le bancate di Dolomia principale iniziò la lenta deposizione di fanghi calcarei. Quando questi sedimenti si accumularono su fondali relativamente bassi e soggetti al moto ondoso e a correnti di marea, localmente si formarono piccole scogliere (vedi Valle d’Oro).
Verso la fine del Giurese inferiore anche la zona di fondo marino ubicata ad occidente della linea Valle di Seren-Cima Grappa si modificò verso una condizione di mare aperto, ma decisamente meno profondo della zona orientale del massiccio.
Si originò così la formazione di calcari grigi sui quali si insinua l’abisso Pianca.
Durante una prima e sommaria visita alla grotta si è potuto constatare che l’originale composizione di questi calcari è stata spesso modificata durante il processo diagenetico (o ancora più tardi) dal fenomeno della dolomitizzazione.
Del resto era prevedibile visto che nel Grappa tali processi sono andati ad interessare ampiamente le formazioni Giuresi inferiori.
Trovandoci poi in una zona di intenso disturbo tettonica la rimobilizzazione di soluzioni magnesiache ad opera delle acque circolanti è senza dubbio facilitata. Il fenomeno della dolomitizzazione appare inoltre fortemente legato all’attività tettonica, esso risulta infatti appariscente lungo la faglia dove si origina l’abisso.
Nella parte basale della grotta si riscontrano banchi calcarei fortemente dolomitizzati, potenti 1-2 metri, con rarissime impronte di bivalvi, tracce di lamine stromatolitiche e qualche lente di calcare oolitico.
Esistono delle strette relazioni tra i principali sistemi di fratture rilevate all’interno della cavità e la morfologia stessa della cavità.
Riteniamo quindi che i fattori innescanti e influenzanti questo processo carsico profondo siano preminentemente di tipo strutturale.

 

9.4 Scheda tecnica (Alessandro Dal Bianco)

 

Per scendere l’abisso ci si assicura inizialmente su di un faggio posto a monte e prospiciente l’ingresso. Scesi i primi 3.5 m si trovano 2 spit predisposti per un nodo delle guide con frizione doppio (coniglio).
A -13.5 m frazionamento a sx. A -26 m frazionamento e arrivo su cengia.
Sotto di essa a -30 m, un altro coniglio, a circa -45 m la parete si allontana, qui c’è un ulteriore frazionamento. Si scende poi sino a -104 m, frazionamento dx, a -113 altro frazionamento dx, a -130.5 frazionamento ed a -147 frazionamento a destra.
A -168 si raggiunge una cengia dalla quale ci si sposta verso la parete opposta.
Sotto un piccolo tetto c’è un frazionamento, si va verso il vuoto, a sx un metro più in basso c’è un altro frazionamento, sotto ad esso a -180 l’ultimo frazionamento, poi il fondo.
Attualmente sono in fase d’armo delle attraversate orizzontali a dx e a sx poste a varie quote che permetteranno l’esplorazione di alcuni pozzi secondari e di alcune finestre.

9.5 Bibliografia

 

GRANDESSO P., Carta Geologica del Massiccio del Grappa, Padova 1989.AA.VV., Incontri con il Grappa, Cassola 1989.