3.Cogol dei Veci

 

3.1 Dati catastali

Numero Catastale: 601 V VI
Nome della cavità: Cogol dei Veci
Località: Oliero
Comune: Valstagna
Long. 0 47' 00"
Lat. 45 50' 33,2"
Quota mt. s.l.m. 155
Sviluppi: spaziale 2350 mt. , dislivello -60 mt.
Rilevatori: G.G. CAI Mestre, C.T.S. Trieste, Olivier Isler &
C.L.P.S. Losanna (Confederazione Elvetica)

 

Cogol dei veci 1 prima Pianta e sezione della prima parte del Cogol dei Veci

 

Cogol dei veci 2 pianta

 Pianta Cogol dei Veci

 

Cogol dei veci 3 sezione

 Sezione Cogol dei Veci

 

 

3.2 La grotta

La grotta si apre alla base di un paretone di roccia verticale alto una settantina di metri. Si inizia con un grande covolo la cui volta imponente si innalza per una ventina di metri, sul soffitto del covolo sono presenti dei camini ciechi che risalgono per pochi metri. Il soffitto è decorato da edere che pendono fino a sfiorare il pelo dell'acqua.
Sulla destra, percorrendo con molta prudenza una stretta cengia, ci si può inoltrare per qualche metro all'interno del covolo senza bagnarsi e vederne l'interno, mentre ciò riesce più facile e meno rischioso stando sulla sinistra del covolo, dopo aver attraversato il corso dell'Oliero sul ponticello della diga e dopo aver percorso un tratto del parco.
La base di questo maestoso cavernone è invasa dall'acqua che forma un bellissimo laghetto coperto, l'acqua può presentarsi ferma, in periodi di secca, o tracimante dai sassi che coronano il laghetto quando la grotta è in attività.
Il fondo del laghetto è inizialmente profondo circa 3 m. ed è completamente cosparso di grossi massi di crollo, provenienti da una imponente frana che, proveniente dalla Valleranetta, nel 1936 ha invaso sia il bacino dell'Oliero che il Covol dei Veci, modificando l'aspetto di entrambi.
Immergendosi si scende lungo un primo conoide di ghiaia mista a sabbia più fine e facile ad intorbidire l'acqua al passaggio, a -9 m. la poca luce naturale che riesce a fendere la prima parte del laghetto, scompare e davanti la grotta si immerge in profondità verso il buio.
Proseguendo si passa attraverso un passaggio verticale delimitato sia a destra che a sinistra da roccia viva, qui si possono osservare strane forme di erosione chimica che si presentano come piccole scalfitture. Questo passaggio è il punto più stretto della grotta, pur essendo largo circa 3 metri.
Superato questo passaggio, a -32 m. di profondità la condotta si espande divenendo larga circa 20 metri ed alta 12. La prima cosa che si nota è un grosso masso di conglomerato, proveniente dalla frana esterna. È questa la zona dove è più facile avvistare il Proteo, nel corso di alcune immersioni fortunate ne sono stati avvistati contemporaneamente tre esemplari. A questo punto comincia anche il grande conoide di ghiaia. Si tratta quasi sempre di ghiaia fine, con pezzettatura di circa 1-2 centimetri, sulla destra della condotta la ghiaia è abbastanza lavata, anche se pinneggiando si sollevano facilmente delle sospensioni. Sulla sinistra invece, dove la corrente è evidentemente meno forte, si trovano fanghi e numerosi resti, anche voluminosi, di vegetali precipitati all'interno della cavità con la frana del '36.
Proseguendo in profondità, sempre lungo il conoide di ghiaia, si arriva a -40 m. , dove si trova un ferro ad "U", immerso nella ghiaia, è il cosiddetto "ancorotto", anche in questo caso si tratta di materiale pervenuto con la frana. L'ancorotto costituisce sempre un riferimento per i sommozzatori e una tappa di controllo delle attrezzature e dell'immersione oltre che un comodo punto di fissaggio per le sagole.
Il conoide di ghiaia prosegue fino a -50 m., dove al finire della ghiaia compaiono enormi massi arrotondati che formano il fondo della condotta fino alla profondità di -55 m., punto più profondo della prima parte della cavità e che solitamente costituisce il limite delle immersioni sportive. Anche in questo punto si può, con un po' di fortuna, avvistare il Proteo o anche un altro insolito frequentatore di queste zone che è il marsone che ha il coraggio di spingersi così in profondità e all'interno. Non è raro trovare anche qualche trota e per un certo periodo è emersa la preoccupazione che le trote potessero rappresentare un pericolo per la sopravvivenza del Proteo, gli avvistamenti successivi hanno dimostrato che si trattava di una preoccupazione infondata.
La galleria prosegue, sempre con dimensioni colossali verso l'interno della montagna serpeggiando e mantenendo grossomodo la direzione sud-ovest. Il massimo di profondità lo raggiunge a circa 600 metri dall'ingresso fino al limite di -59/-60 mt., poi prosegue sempre in salita fino a riemergere dopo 2400 metri.
Secondo le descrizioni che ne ha fatto Olivier Isler la grotta prosegue all'asciutto lungo una condotta rotonda.