4.Note Biologiche

 

4.1 La fauna ipogea

Nelle grotte di Oliero vive il Proteus Anguinus o comunemente "Proteo".
Questo animale che è stato scoperto nelle acque sotterranee della Dalmazia, della Slovenia ed in quelle del Carso Goriziano e Triestino, è stato portato dalle grotte di Postumia (Adelsberg) a quelle di Oliero da Alberto Parolini nel lontano 1832.
Che il proteo sia riuscito a sopravvivere nelle acque di Oliero è di grande importanza per la ricerca scientifica che ha campo libero per tutte le possibili verifiche studi e teorie, soprattutto mettendo a confronto il Proteo del Carso Triestino con quello delle grotte di Oliero.
Purtroppo l'inquinamento idrico sta mettendo in pericolo l'esistenza del proteo, come sta accadendo nel corso sotterraneo del fiume Timavo. Le acque delle grotte di Oliero sono ancora in buono stato, manteniamole tali!

 

4.2 Coleotteri della Grotta di Oliero

- Neobathyscia antrorum Dodero (Col. Catopidae; Bathysciinae), descritta della Grotta di Oliero nel 1900. Rinvenuta abbondante in tutta la grotta, sia vagante che su esche di carne.
Trovata anche in grotte dell'Altopiano dei Sette Comuni.
- Orotrechus targionii ssp. targionii Della Torre (Col. Carabidae; Trechinae), anche questa specie fu descritta nella Grotta di Oliero, prima della precedente e precisamente nel 1880. È il primo coleottero anoftalmo veneto descritto.
Nell'articolo di Gestro (1900) leggiamo:
"Questa specie si raccoglie in quantità nella Grotta di Oliero, a 10 Km da Bassano".
Noi invece non ne abbiamo raccolto nemmeno uno e da alcuni nostri colleghi siamo venuti a conoscenza che negli anni '50/'60 esso era molto raro. Se nel 1880, anno della descrizione e nel 1900 anno di pubblicazione dell'articolo di Dodero, la grotta non era ancora turistica, si potrebbe ipotizzare che questa sia una possibile causa della sua rarefazione.
Fenomeno in sé non grave, in quanto la specie deve essere attualmente assai comune nelle vallette umide poste attorno alla grotta stessa. Infatti tutte le specie dell'Orotrechus targionii s.l. sono endogene più che ipogee.
- Antisphodrus schreibersi ssp. schreibersi Kust (Col. Carabidae; Sphodrini), di questa specie ne abbiamo raccolto un solo esemplare su esca di carne. È una specie descritta nella Grotta di Postumia, diffusa dalle Alpi e Prealpi centrali fino alla Croazia, Carniola, Carinzia e Stiria. Eutroglofilo, frequente in quasi tutte le cavità delle nostre regioni, soprattutto se abitate da mammiferi.

 

4.3 Il Proteo

1965 Scoperta la presenza del Proteo
Il giorno 18 aprile 1965, alla profondità di -14 metri, speleosub del Circolo Speleologico Idrologico Friulano, guidati da L.S. Medeot e G. Tomei, avvistano tre esemplari di un anfibio cieco e riescono a catturarne uno. Immediatamente sottoposto all'esame di esperti viene classificato come appartenente alla specie
Proteus anguinus Laur.
La scoperta lascia molto perplessi gli esperti, in quanto si riteneva che il proteo fosse diffuso solo nella zona tipica del Carso Triestino: è mai possibile che questa specie sia riuscita a migrare attraverso passaggi sotterranei e percorrere le centinaia di chilometri che separano Oliero dal Carso?
La risposta venne da uno scritto lasciatoci da Ottone Brentari dove si legge:
....la temperatura dell'aria dentro la grotta è di 12 gradi e quella dell'acqua di quasi 9 gradi; queste temperature si mantengono costanti per tutto l'anno. La profondità del laghetto è di circa 28 m. (Nota: La profondità è errata n.d.r.)
In esso furono portati or sono alcuni anni, vari individui di
Proteus anguinus fino dalle Grotte di Adelsberg (Postumia), ma morirono. Nella grotta, tra le gocciolanti stalattiti e sotto le pietre presso stalagmiti, Carlo Della Torre scoprì nel 1879 una nuova specie di insetto sinora sconosciuto e chiamato Anophthalmus ..... (
Nota: O. Brentari - Guida Storico-Alpina di BAssano - Sette Comuni, Bassano 1885 pag. 95)
Insomma il Parolini aveva tentato di allevare il Proteo, ma non vedendone più traccia, dopo averlo immesso nel laghetto del Cogol dei Siori, pensò che il suo esperimento fosse fallito . Solo dopo un secolo si seppe che il Proteo non solo era riuscito a sopravvivere, ma anche a riprodursi.
Il Proteo è stato successivamente più volte avvistato, filmato e fotografato anche nel Cogol dei Veci. La distruzione dell'archivio del Parolini, avvenuta con l'incendio del 1878 ci impedisce di conoscere ulteriori particolari sulla provenienza degli esemplari immessi dal Parolini, non si sa quanti ne immise e se solo nel Cogol dei Siori o anche nel Cogol dei Veci.