5.Cenni storici

 

Le prime tracce di antropizzazione risalgono a circa 40 mila anni fa, quando i cacciatori paleolitici si spinsero in queste zone. Tracce di industria Musteriana sono state rinvenute nel Cogol degli Assassini.
I primi cenni storici risalgono al secolo XIII, quando cioè i monaci benedettini di Campese estesero la loro supremazia verso il Canale di Brenta, tanto che Oliero, come anche Valstagna, erano considerate contrade di Campese.
L'etimologia di Oliero è ancora molto discussa.
Il Verci riferisce che nel 1221 Oliero si chiamava
Pratum Lethri, che significa "Prato della Tomba",

Nota: Verci, Codice Eceliniano, pag.196

che è poi il nome usato tutt'oggi per indicare alcuni appezzamenti di terreno a Oliero. Rifacendosi sempre al tema della tomba c'è chi ipotizza un
ollarium nel senso di 'cinerarium'. Ma se fosse un ollarium verrebbe forse a dire un insieme di ole che nel friulano assume il significato di "sorgente puteiforme da ricordare una pentola".

Nota: Dante Olivieri, Toponomastica Veneta pag. 149

In documenti di tempi successivi si chiama
Lerium, che potrebbe derivare da Larix, cioè larice ed accennare ad un antico bosco di larici ma si tratta di una spiegazione poco convincente.
Il Maccà scrive, parlando dell'acqua che esce dalle grotte di Oliero, che essa ha
"il colore che tra alla somiglianza dell'olio, che perciò penso sia il motivo, per cui chiamasi quest'acqua Oliero, e che abbia dato tal nome alla medesima villa"

Nota: Maccà, Storia del Territorio Vicentino, XIV pag.306

Di conseguenza Oliero altro non sarebbe che olei rivus.
Questa spiegazione, che poi è stata a lungo sostenuta da qualche storico, appare ancora meno convincente della precedente: chi vede l'acqua dell'Oliero durante una fase di piena, a tutto può pensare, ma non certo all'olio.
Il Signori ipotizza che derivi dal latino
"jactoriolum" che significa "sorgente".
Nota: F. Signori, Toponomastica Valstagnese, Oliero, in L'Eco del brenta, sett. 1977 pp.20-21, F. Signori, Valstagna e la Destra del Brenta, Valstagna 1981 p.305

L'ipotesi più probabile e affascinante è quella di Adalgisio Gino Bonin e cioè che il nome derivi da
Holi-Ero

Nota: Adalgisio Gino Bonin, Mussolente Casoni terra di Misquile, pag.29

che nel medio-alto tedesco parlato in queste zone ai tempi degli Ezzelini significava "luogo della grotta" il chè è quanto mai azzeccato.Tra i fatti storici che interessano direttamente Oliero se ne possono ricordare due: - Ecelino III, il Monaco, investito anche del titolo di Vicario Imperiale nel 1200, dispotico, esercitò un'autorità quasi assoluta nella nostra zona e nell'altipiano dei Sette Comuni; ebbe quattro mogli, (tra cui Cecilia di Baone, la quale è legata da una fantastica leggenda alla grotta cui diede il nome, meglio nota come Cogol dei Veci); fu il signore più temuto fra quelli della sua epoca, scelto come pacificatore nella questione che stabilì nel 1205 il diritto della gente di Oliero e Valstagna ad usare dei boschi delle zone di Vallerana e Posternia che erano contestate dagli abitanti di Angarano; negli ultimi anni della sua vita si ritirò ad Oliero, nel monastero da lui stesso fatto fabbricare, conducendo vita monastica e dove potrebbe essere morto verso il 1233-35.
Sul finire del XIV secolo sorse la questione dei ponti dell'Oliero, tra le Ville del canale sulla destra Brenta e la città di Vicenza: si doveva decidere chi dovesse costruire e mantenere i ponti sui due Olieri (Subiolo e Oliero), se Vicenza o le Ville del Canale.
I Vicentini decisero di riconfermare gli antichi previlegi implorando l'approvazione di Gian Galeazzo Visconti. Costui riconfermò nel 1399 l'antico privilegio di esenzione, già confermato ai Sette Comuni dell'Altipiano negli anni 1388-89, figurando Oliero e Valstagna nel campione degli estimi del territorio di Vicenza, e pertanto si obbligarono a costruire e mantenere la manutenzione dei due ponti.
Attorno al 1400 compaiono le prime segherie. Nel '500 erano presenti le segherie degli Scolari, cedute in parte ai Grassi di Valstagna.

Nota: F. Signori, Vasltagna e la destra del Brenta, p. 103

Nel '600, grazie a investimenti di capitale veneziano, le ruote che danno vita alle segherie, daranno energia ad una fiorente industria per la produzione della carta. In questo secolo troviamo una segheria a quattro ruote che già agli inizi del secolo seguente verrà trasformata in due industrie differenti, una in cartiera e l'altra in filatoio di proprietà di Lorenzo Tiepolo, una segheria a quattro ruote e un mulino di proprietà dei Mazzoni, un mulino a tre ruote dei Perli, ancora gli Scolari con un'altro mulino a tre ruote e per ultimi gli Zuliani con un piccolo complesso industriale composto da una fucina, un maglio e "una molla da guzzar", tre ruote in tutto, che nel 1708 verranno trasformate in un unico impianto "in uso di batti rame"

Nota: F. Signori o.c. p. 176-177. Il Signori documenta queste notizie con numerose citazioni di atti notarili reperibili presso l'archivio di Stato di Vicenza e Venezia

Nel 1692 Bortolo Perli ottiene l'autorizzazione da Venezia per
"poter costruir un edeffitio di Filatogio da lavorar sede per orsogli alla bolognese in villa di Oliero sotto Marostica sopra l'acqua chiamata la fontana di Oliero"
Nota: Idem


Le cartiere dell'Oliero erano due: una sulla sinistra del fiume, di proprietà del conte Cappello e poi venduta nella metà del '700 alla famiglia Parolini, e precisamente a Francesco Parolini, padre di Alberto, un'altra cartiera, sulla sponda opposta era di proprietà dei Tiepolo e successivamente venne acquistata dai Remondini di Bassano nel 1766 che gestivano un complesso tipo-litografico considerato il più grande d'Europa e che produceva ben novanta qualità di carte fra le più pregiate d'Italia. I dipendenti, maestranze e corrieri che battevano tutte le strade d'Europa e depositari nei vari paesi sommavano a circa 10.000.

Nota: G.M. Zilio, L'Arte della Stampa in Storia di Bassano di AA. VV., Bassano 1980 pp280-284

La cartiera dei Remondini è poi passata, nella seconda metà dell'800 ai Randi di Padova.
La caduta della Veneta Repubblica è seguita da un periodo di recessione economica, per non dire di miseria nera, soprattutto a causa dei saccheggi e delle devastazioni fatte dalle truppe napoleoniche. Nei primi dell'800 a Oliero non rimangono che
"tre cartiere, tre filatoj da seta e tre ruote di molini"
Nota: G. Maccà, Storia del Territorio Vicentino, to.XIV, Caldogno 1812 p.306. F. Signori o.c. p. 290


Con l'avvento dell'energia elettrica le industrie vennero trasferite altrove e degli antichi fabbricati, fortunatamente, si è salvato quello della vecchia proprietà Parolini-Agostinelli, già coinvolto nel 1878 in un furioso incendio, ma subito ricostruito.
Le sorgenti di Oliero vengono così descritte dal Maccà (1816):

"Di sotto la montagna evvi una grande spelonca, detta volgarmente il Covalo, ove trovasi un piccolo lago profondissimo. La sua acqua nel suo centro è ferma e senza moto, ne' si può vedere donde esca.
Ha il colore che trae alla somiglianza dell'olio , che perciò penso sia il motivo, per cui chiamasi quest'acqua Oliero, e che abbia dato tal nome alla medesima villa.
L'acqua che esce da questo lago forma un picciolo fiume, che pur Oliero appellasi, il quale viene accresciuto da due sorgenti, che in poca distanza escono anch'esse di sotto la suddetta montagna. (...)
Ne' tempi piovosi questo picciolo fiume molto s'ingrossa, ma pur la sua acqua non diviene gran fatto turbida. Meno di un quarto di miglio dal suo principio scaricasi nel fiume Brenta".
Nota: G. Maccà o.c.

 

5.1 1822 Alberto Parolini

Le prime tracce di antropizzazione risalgono a circa 40 mila anni fa, quando i cacciatori paleolitici si spinsero in queste zone. Tracce di industria Musteriana sono state rinvenute nel Cogol degli Assassini.
I primi cenni storici risalgono al secolo XIII, quando cioè i monaci benedettini di Campese estesero la loro supremazia verso il Canale di Brenta, tanto che Oliero, come anche Valstagna, erano considerate contrade di Campese.
L'etimologia di Oliero è ancora molto discussa.
Il Verci riferisce che nel 1221 Oliero si chiamava
Pratum Lethri, che significa "Prato della Tomba",

Nota: Verci, Codice Eceliniano, pag.196

che è poi il nome usato tutt'oggi per indicare alcuni appezzamenti di terreno a Oliero. Rifacendosi sempre al tema della tomba c'è chi ipotizza un
ollarium nel senso di 'cinerarium'. Ma se fosse un ollarium verrebbe forse a dire un insieme di ole che nel friulano assume il significato di "sorgente puteiforme da ricordare una pentola".

Nota: Dante Olivieri, Toponomastica Veneta pag. 149

In documenti di tempi successivi si chiama
Lerium, che potrebbe derivare da Larix, cioè larice ed accennare ad un antico bosco di larici ma si tratta di una spiegazione poco convincente.
Il Maccà scrive, parlando dell'acqua che esce dalle grotte di Oliero, che essa ha
"il colore che tra alla somiglianza dell'olio, che perciò penso sia il motivo, per cui chiamasi quest'acqua Oliero, e che abbia dato tal nome alla medesima villa"

Nota: Maccà, Storia del Territorio Vicentino, XIV pag.306

Di conseguenza Oliero altro non sarebbe che olei rivus.
Questa spiegazione, che poi è stata a lungo sostenuta da qualche storico, appare ancora meno convincente della precedente: chi vede l'acqua dell'Oliero durante una fase di piena, a tutto può pensare, ma non certo all'olio.
Il Signori ipotizza che derivi dal latino
"jactoriolum" che significa "sorgente".
Nota: F. Signori, Toponomastica Valstagnese, Oliero, in L'Eco del brenta, sett. 1977 pp.20-21, F. Signori, Valstagna e la Destra del Brenta, Valstagna 1981 p.305

L'ipotesi più probabile e affascinante è quella di Adalgisio Gino Bonin e cioè che il nome derivi da
Holi-Ero

Nota: Adalgisio Gino Bonin, Mussolente Casoni terra di Misquile, pag.29

che nel medio-alto tedesco parlato in queste zone ai tempi degli Ezzelini significava "luogo della grotta" il chè è quanto mai azzeccato.Tra i fatti storici che interessano direttamente Oliero se ne possono ricordare due: - Ecelino III, il Monaco, investito anche del titolo di Vicario Imperiale nel 1200, dispotico, esercitò un'autorità quasi assoluta nella nostra zona e nell'altipiano dei Sette Comuni; ebbe quattro mogli, (tra cui Cecilia di Baone, la quale è legata da una fantastica leggenda alla grotta cui diede il nome, meglio nota come Cogol dei Veci); fu il signore più temuto fra quelli della sua epoca, scelto come pacificatore nella questione che stabilì nel 1205 il diritto della gente di Oliero e Valstagna ad usare dei boschi delle zone di Vallerana e Posternia che erano contestate dagli abitanti di Angarano; negli ultimi anni della sua vita si ritirò ad Oliero, nel monastero da lui stesso fatto fabbricare, conducendo vita monastica e dove potrebbe essere morto verso il 1233-35.
Sul finire del XIV secolo sorse la questione dei ponti dell'Oliero, tra le Ville del canale sulla destra Brenta e la città di Vicenza: si doveva decidere chi dovesse costruire e mantenere i ponti sui due Olieri (Subiolo e Oliero), se Vicenza o le Ville del Canale.
I Vicentini decisero di riconfermare gli antichi previlegi implorando l'approvazione di Gian Galeazzo Visconti. Costui riconfermò nel 1399 l'antico privilegio di esenzione, già confermato ai Sette Comuni dell'Altipiano negli anni 1388-89, figurando Oliero e Valstagna nel campione degli estimi del territorio di Vicenza, e pertanto si obbligarono a costruire e mantenere la manutenzione dei due ponti.
Attorno al 1400 compaiono le prime segherie. Nel '500 erano presenti le segherie degli Scolari, cedute in parte ai Grassi di Valstagna.

Nota: F. Signori, Vasltagna e la destra del Brenta, p. 103

Nel '600, grazie a investimenti di capitale veneziano, le ruote che danno vita alle segherie, daranno energia ad una fiorente industria per la produzione della carta. In questo secolo troviamo una segheria a quattro ruote che già agli inizi del secolo seguente verrà trasformata in due industrie differenti, una in cartiera e l'altra in filatoio di proprietà di Lorenzo Tiepolo, una segheria a quattro ruote e un mulino di proprietà dei Mazzoni, un mulino a tre ruote dei Perli, ancora gli Scolari con un'altro mulino a tre ruote e per ultimi gli Zuliani con un piccolo complesso industriale composto da una fucina, un maglio e "una molla da guzzar", tre ruote in tutto, che nel 1708 verranno trasformate in un unico impianto "in uso di batti rame"

Nota: F. Signori o.c. p. 176-177. Il Signori documenta queste notizie con numerose citazioni di atti notarili reperibili presso l'archivio di Stato di Vicenza e Venezia

Nel 1692 Bortolo Perli ottiene l'autorizzazione da Venezia per
"poter costruir un edeffitio di Filatogio da lavorar sede per orsogli alla bolognese in villa di Oliero sotto Marostica sopra l'acqua chiamata la fontana di Oliero"
Nota: Idem

Le cartiere dell'Oliero erano due: una sulla sinistra del fiume, di proprietà del conte Cappello e poi venduta nella metà del '700 alla famiglia Parolini, e precisamente a Francesco Parolini, padre di Alberto, un'altra cartiera, sulla sponda opposta era di proprietà dei Tiepolo e successivamente venne acquistata dai Remondini di Bassano nel 1766 che gestivano un complesso tipo-litografico considerato il più grande d'Europa e che produceva ben novanta qualità di carte fra le più pregiate d'Italia. I dipendenti, maestranze e corrieri che battevano tutte le strade d'Europa e depositari nei vari paesi sommavano a circa 10.000.

Nota: G.M. Zilio, L'Arte della Stampa in Storia di Bassano di AA. VV., Bassano 1980 pp280-284

La cartiera dei Remondini è poi passata, nella seconda metà dell'800 ai Randi di Padova.
La caduta della Veneta Repubblica è seguita da un periodo di recessione economica, per non dire di miseria nera, soprattutto a causa dei saccheggi e delle devastazioni fatte dalle truppe napoleoniche. Nei primi dell'800 a Oliero non rimangono che
"tre cartiere, tre filatoj da seta e tre ruote di molini"
Nota: G. Maccà, Storia del Territorio Vicentino, to.XIV, Caldogno 1812 p.306. F. Signori o.c. p. 290

Con l'avvento dell'energia elettrica le industrie vennero trasferite altrove e degli antichi fabbricati, fortunatamente, si è salvato quello della vecchia proprietà Parolini-Agostinelli, già coinvolto nel 1878 in un furioso incendio, ma subito ricostruito.
Le sorgenti di Oliero vengono così descritte dal Maccà (1816):

"Di sotto la montagna evvi una grande spelonca, detta volgarmente il Covalo, ove trovasi un piccolo lago profondissimo. La sua acqua nel suo centro è ferma e senza moto, ne' si può vedere donde esca.
Ha il colore che trae alla somiglianza dell'olio , che perciò penso sia il motivo, per cui chiamasi quest'acqua Oliero, e che abbia dato tal nome alla medesima villa.
L'acqua che esce da questo lago forma un picciolo fiume, che pur Oliero appellasi, il quale viene accresciuto da due sorgenti, che in poca distanza escono anch'esse di sotto la suddetta montagna. (...)
Ne' tempi piovosi questo picciolo fiume molto s'ingrossa, ma pur la sua acqua non diviene gran fatto turbida. Meno di un quarto di miglio dal suo principio scaricasi nel fiume Brenta".
Nota: G. Maccà o.c.

5.1 1822 Alberto Parolini

La famiglia Parolini possedeva tutta l'area bagnata dal corso dell'Oliero, e quindi il giovane Alberto Parolini ebbe modo di compiervi delle escursioni.
Per la copiosità e la costanza dell'acqua che usciva dalla montagna e per la presenza già nota di un paio di grotte, egli ipotizzò una rete idrica sotterranea ricca di altre cavità. Fece alcuni lavori per allargare alcune crepe nella roccia, utilizzando della dinamite, e nel 1822 potè attraversare per primo il laghetto interno del Cogol dei Siori.
È il Parolini a dare alle grotte di Oliero i nomi tutt'oggi usati: Grotta Parolini al Cogol dei Siori, Grotta Cecilia di Baone al Cogol dei Veci, in ricordo della leggenda di cui si è già trattato, e Cascatelle di Tivoli alla piccola sorgente a metà strada fra le due grandi, e poi "Grotta delle due sorelle" in onore delle due figlie: Elisa, colta e studiosissima, moglie dell'alpinista John Ball e morta a soli 37 anni, ed Antonietta, moglie al nobile Paolo Agostinelli, gelosa custode delle grotte di Oliero e continuatrice delle opere del padre.
La figura veramente nobile, e non solamente in senso araldico, del Parolini meriterebbe una trattazione ben approfondita, che peraltro esula dallo scopo di questo lavoro.
Alberto Parolini nacque li 24 Giugno 1788. Ne frequentava la casa il Brocchi, che con una sua operetta stampata nel 1796 svegliò in lui l'amore della botanica. Il Parolini raccolse e coltivò piante nell'orto domestico, e cominciò quel giardino ora tanto celebre e ordinato. Nel 1805 andò a Padova a studiare l'orto botanico ed a sentire le lezioni del Bonato.
Il Brocchi svegliò poi in lui anche l'amore per la mineralogia, e gli fece fare, a Pavia e Milano, conoscenza con molti dotti. Nel 1811 e 1813 il Parolini viaggiò per istruzione col suo ispiratore, e da quei viaggi ritornò ricco di cognizioni e minerali. Nel 1816 andò in Baviera, lungo il Reno, Olanda, e nel 1817 in Francia e Inghilterra. Nel 1819 col naturalista inglese Filippo Barker-Webb visitò la Grecia e l'Asia Minore, del quale viaggio scrisse al suo amico Brocchi una relazione cui poscia stampò. In quel viaggio egli fece molte ed importanti osservazioni geologiche, e ne riportò varie piante, di cui una fu dal Decandolle battezzata Centaurea Parolini. Col Webb, passando per la Sicilia, ritornò a Bassano, dove coll'amico scienziato divise le raccolte fatte durante il viaggio. Dopo di allora egli studiò tutta la vita, ordinando le sue collezioni, che ora sono fra i tesori più preziosi del patrio museo, e che gli procurarono fama non solo italiana, ma anche estera, e lo coprirono di meritate onorificenze.
Morì li 15 Gennaio 1867. All'Istituto Veneto, di cui il Parolini era socio, il prof. Roberto de Visiani fece la commemorazione della vita scientifica di questo benemerito scienziato, tanto più meritevole perchè era ricco
Nota: O. Brentari - Storia di Bassano e del suo territorio - pag. 709

 

5.2 1832 Le grotte vengono aperte al pubblico

Dopo aver realizzato alcune strutture idonee, nel 1832 Parolini aprì le grotte al pubblico e fu questa, per quanto è dato di sapere, una delle prime iniziative del genere al mondo, e senz'altro la prima in Europa.
Le grotte divennero subito un'attrazione irresistibile per la buona società dell'epoca, lo testimoniano i numerosi scritti che ci hanno lasciato e di cui è possibile dare solo un breve saggio:

 

J. Tessari di Asolo 1835:
Antri cupi, alpestri orrori
Qui natura collocò;
Liete vie, leggiadri fiori
Parolin vi dispensò
In fra i due chi merto à più!
Passegger decidi tu!

Casimiro Bosio nel 1841:
Naiade che in quest'antro opaco ài sede,
E dall'urna delle acque versi e fresche e chiare,
Deh! non t'incresca che un mortale il piede
Nei cheti tuoi recessi osi inoltrare;
Ch'ei qui non move allo splendor di tede
I tranquilli tuoi sonni per turbare:
Solo desia mirar tua grotta oscura
In cui sé stessa superò Natura.

Arnaldo Fusinato nel 1858:
Nel caro silenzio del colle fiorito,
Nei muti recessi dell'antro romito
Nel lene susurro del limpido Olier
Oh ! come alla speme di giorni più puri
Rapito si leva l'ardente pensier !

E quindi nello stesso anno Jacopo Cabianca rivolgendosi alle sorelle Parolini:
O cortesi sorelle,
Cui dolce è la parola e dolce è il riso,
Quanto mi piace questo vostro Eliso !
Qui gli antri e le selvagge
Rocce, qui il fiume che sonante e puro
Dal liquor dell'oliva il nome tragge,
Qui tutto spira un'aura mesta e pia,
Un senso di gentil melanconia;
E il core dolcemente
La sente e l'accarezza
Perchè un fiore del cielo è la tristezza.


Acquaforte di J. A. Manz 1806 - Cogol dei Veci

 

E infine la scrittrice francese George Sand che così descrive la bellezza del Cogol dei Veci:
"La terza grotta è quella che meno delle altre attira l'attenzione dei curiosi, mentre è la più bella. Essa non offre né ricordi drammatici né rarità mineralogiche. È una sorgente di 60 piedi di profondità, sotto una volta di rocce stese sopra il più bel giardino naturale della terra.
Da ogni lato, sembrano racchiuderla, in una linea graziosa e ricca di vegetazione, piccolissimi poggi.
Dinnanzi alla grotta, al limite di una prospettiva di fiori e di pallido verde, cosparsi come un immenso bouquet da mano di fata, lungo i fianchi della montagna, si eleva, gigante sublime, una roccia perpendicolare, resa simile dal tempo e dagli uragani, ad una rocca recinta dalle sue torri e bastioni.
Questo magico maniero che si perde tra le nubi, corona il quadro fresco e grazioso del primo piano, di una maestà selvaggia.
È bello contemplare, dal di sotto della grotta, questo picco pauroso, poggiando i piedi su di un tappeto di violette, nel fresco sotterraneo dell'antro e l'aria calda che proviene dalla valle; è una di quelle soddisfazioni che avrei voluto poter portarmela via, per potertela mandare.
Rocce sparse qua e là nell'acqua, sembrano muoversi fin verso il centro della Grotta".

Nota: "La troisiéme grotte c'est celle qui arrete le moins l'attention dex curieux et c'est la plus belle. Elle n'offre ni souvenirs dramatiques ni raretèe minèralogiques. C'est un source de soixante pieds de profondeur, qu'abrite une voute de rochers ouverte sur le plus beau jardin naturel de la terre. De chaque cotè se resserent des monticules d'un mouvement gracieux et d'une riche vègètation. En face de la grotte, au bout d'une perspective de fleurs et de pale verdure, jetèes comme un immense buquet que la main des fèes aurait dèliè et secouè sur le flanc des montagnes, s'èlève un geant sublime, un rocher perpendiculaire, taillè par le siècles et par le orages su la forme d'une citadelle, flanquèe de ses tours et de ses bastions. Ce chateau magique, qui se perd dans le nuages, couronne le tableau frais et gracieux du premier plan, d'une sauvage majestè. Contempler ce pic terrible du fond de la grotte, au bord de la source, les pieds sur un tapis de violettes, entre la fraicheur souterraine du rocher et l'air chaud du vallon, c'est un bienetre, c'est une joie que j'aurais voulu me retier pour te l'envoyer. Des roches èparses dans l'eau s'avancent jousqu'au milieu de la Grotte". George Sand - Lettres d'un Voyageur.


5.3 1858 Sospensione del corso dell'Oliero

Il 9 gennaio del 1858, improvvisamente l'Oliero si ferma. A memoria d'uomo un evento simile non era mai accaduto. La causa è da ricercarsi in probabili fenomeni di crollo interni che hanno determinato variazioni nel livello di qualche soglia di tracimazione. Ecco la descrizione che ci lascia il Parolini di questo insolito evento:
Nota sulla sospensione temporanea nel corso dell'Oliero avvenuta nel gennaio di quest'anno.
di Alberto Parolini
Le sorgenti dell'Oliero, nella vallata del Brenta presso Bassano, offrirono nel mese scorso un fenomeno così singolare ed insolito, che ho stimato opportuno di farne un breve rapporto all'i. r. Istituto nel desiderio che ne venga conservata memoria.
Dalle caverne o grotte di Oliero prende origine un considerevole volume di acqua limpidissima, che come alcuni dei presenti avranno veduto, dopo un breve e rapido corso si scarica nel Brenta, del quale, dopo il Cismone, è uno dei principali confluenti.
Questo piccolo fiume nel breve suo corso dà movimento a varie ruote di cartiere e mulini da macina, da cui dipende il principale sostentamento di quegli abitanti, ed esso richiama frequenti visite di forestieri per la singolarità delle sue grotte, dalle quali escono in copia e senza interruzione onde fragorose e spumanti. E qui stimo non sia per riuscire discaro, ch'io ricordi il seguente tetrastico dettato dal non mai abbastanza compianto Patriarca di Venezia Eminentissimo Cardinale Monico, che dall'impeto della sorgente e dalla brevità del suo corso seppe trarre un avvertimento morale.

 

Ut citus undisonis erumpit Olerius antris,
Et mox Medoaci in gremium;

Sic nos, heu, celeri passim dilabimur aevo,
Et tumulus cunas est prope cuique suus.

Nota: Come rapido l'Oliero erompe dalle grotte risonanti di sue onde e ben presto fluisce nel grembo del Brenta, così noi ohimè, scorriamo con celere vita e ciascuno ha la tomba presso la culla.

 

Queste sorgenti, la cui attuale temperatura si mantiene agli otto gradi Reaumur sopra zero, nel giorno nove del passato gennaro alle ore undici della mattina cessarono ad un tratto il loro corso, di tal maniera che rimase asciutto il letto tappezzato da quelle verdi erbe crittogame, che danno all'acqua una tinta verdognola somigliante al colore dell'olio, dal che forse provenne il nome di Oliero a quel piccolo fiume.
Una così improvvisa mancanza dell'acqua, che a memoria dei più vecchi abitanti del villaggio non aveva mai avuto luogo prima di quel giorno, ingenerò grande sorpresa mista a timore, che qualche sinistra catastrofe fosse per sopraggiungere, e si aspettavano di sentire da un momento all'altro traballare il terreno sotto ai piedi o di vedere grossi macigni rotolare giù da quegli erti dirupi, che quasi verticalmente sovrastano al fiume. Cessati gli effetti di quella prima impressione pensarono allora alle fatali conseguenze cui sarebbero stati soggetti per la mancanza delle acque, se realmente fossero queste scomparse, o se si fossero aperta una diversa strada in altro luogo. Sarebbero coi lavori stati tolti i mezzi necessarii alla loro sussistenza.
In tale penosa incertezza rimasero per tutto quel giorno e la notte seguente; quando, a loro grande consolazione, nella mattina del giorno appresso alle ore se antimeridiane le sorgenti ripresero il loro corso ordinario ed ogni traccia dell'insolito fenomeno scomparve.
La medesima interruzione subirono contemporaneamente le sorgenti della Rea presso Campese, altro villaggio situato verso Bassano tre miglia all'incirca lungi da Oliero, le quali sebbene di minore importanza si trovano però nelle circostanze identiche a quelle di Oliero, escono cioè da rocce del pari appartenenti al terreno jurassico eminentemente cavernoso, e dato movimento ad alcune ruote, dopo breve tragitto si scaricano nel Brenta. La conformità delle circostanze geologiche e la coincidenza di leggieri intorbidamenti cui vanno soggetti le acque dell'Oliero e della Rea, come pure quelle al ponte Subiolo sopra Valstagna, distanti queste forse due miglia dalle prime, mi avevano fatto supporre da gran tempo, che tutte derivassero da un comune lago sotterraneo; l'attuale simultanea concordanza di un così strano fenomeno dà a quella supposizione l'aspetto della certezza.
È noto che gli strati della dolomite sopra le grotte di Oliero sono tagliati da filoni di rocce ignee o trappiche di varia spessezza, più o meno inclinati, talvolta quasi verticali, il contatto de' quali fece subire alla calcaria una così forte modificazione da trasformarla in marmo statuario, alterazione questa comune a molte altre località e bene conosciuta dai geologi. Saggi di quel marmo furono più di una volta fatti conoscere a questa i. r. Accademia delle Belle Arti.
Ciò premesso, se si volesse tentare una qualche spiegazione intorno all'accennata improvvisa sospensione del corso dell'Oliero, l'origine del quale senza dubbio proviene da un grandioso accumulamento di acque raccolte nelle estesissime e profonde caverne di quella montagna, da considerarsi come un vasto lago sotterraneo, di cui quelle sorgenti rappresentano il naturale e perenne emissario, si potrebbe supporla cagionata dal continuo lavoro dissolvente delle acque d'infiltrazione sulle porzioni della calcaria modificata, che stanno ad immediato contatto della roccia pirica. Corroso per tal guisa il naturale rivestimento o sostegno del filone, trovandosi quest'ultimo isolato, avrebbe ceduto alla pressione delle acque di quel sotterraneo serbatoio, e spostandosi, avrebbe lasciato alle medesime invadere altre cavità non prima da esse occupate, ed in conoscenza di ciò si sarebbe operato un abbassamento considerevole nel livello del lago, in guisa da sospendere momentaneamente la emissione delle acque per l'ordinaria loro uscita. Compiutosi in poche ore il riempimento delle nominate cavità e ristabilitosi il primiero livello nelle acque del lago, ripresero queste il consueto loro corso nell'alveo dell'Oliero.
Fra le ipotesi che possono venire immaginate in proposito, io reputo essere questa una non improbabile, e senza pretendere di voler indovinare la causa recondita del mentovato fenomeno, credetti non fosse inutile di leggere la presente nota, allo scopo di richiamare sopra il medesimo l'attenzione dei dotti membri di questo Istituto, trattandosi di un fatto avvenuto in una delle nostre provincie.
Parolini A. (1858) Atti R. Ist. Veneto SS.LL.AA., 3/6: 226-229, Venezia.

 

5.4 Incendio della Villa Parolini 1878

Un fatale incendio, avvenuto il 19 marzo distrugge la villa Parolini-Agostinelli e con essa l`archivio contenente i documenti che testimoniavano il lavoro del Parolini, assieme ad una raccolta di poesie e di altri scritti di ospiti delle grotte.
Nello stesso incendio viene distrutto l'erbario contenente la flora di Oliero e altri ricordi.

 

5.5 Analisi delle acque dell'Oliero 1893

Il Comune di Bassano dà incarico al Dott. Silvio De Faveri di analizzare le acque dell'Oliero e dei Fontanazzi di Cismon allo scopo di verificare l'opportunità di emungervi acqua. Dalle analisi del Dott. De Faveri, le acque dell'Oliero risultano potabili e migliori di quelle dei Fontanazzi di Cismon, successivamente il Comune di Bassano, per motivi presumibilmente finanziari preferì quelle dei Fontanazzi di Cismon.
A titolo puramente storico si riportano i risultati dell'analisi delle acque di Oliero, così come esposti dal Dott. De Faveri:

Aspetto: limpidissima: dopo molti giorni sedimento appena sensibile
Sapore: aggradevole, leggero
Odore: nessuno, nemmeno dopo molti giorni
Reazione: neutra
Peso specifico: 1.0010
Prove di fermentazione
a) coll'aggiunta di zucchero e dopo otto giorni: nessun intorbidamento
b) coll'aggiunta di zucchero e fosfato di potassio: nessun intorbidamento
c) coll'acido gallo-tannico subito: nessun intorbidamento
dopo qualche tempo: nessun intorbidamento<br>
Residuo fisso totale essicato a 180 gradi e per litro: 0.1970
Annerimento osservato calcinando il residuo: nessuno
Durezza totale espressa in gradi francesi: 13
Analisi quantitativa dei singoli componenti stabiliti prima con analisi qualitativa.
Anidride carbonica totale: 1.740
" nitrosa 0
" nitrica tracce
" solforica 0.0080
" fosforica 0
" silicica 0.0082
Cloro 0.0036
Ossido di calcio 0.0850
" di magnesio 0.0320
" di sodio 0.0180
" di potassio tracce
" di litio 0
" di alluminio tracce
" di ferro tracce minime
Ammoniaca 0
Iodio 0
Materia organica tracce minime