6.Le leggende

 

Una leggenda riporta la storia di una ragazza iniziata alla stregoneria nella Grotta di Oliero, forse il Cogol dei Veci.
La giovane, nonostante i consigli della madre, non aveva voglia di far niente e stava l'intero giorno alla finestra a vedere ed a far la civettuola.
Ma un giorno fu rapita dalle streghe, che la portarono con loro nella Grotta di Oliero. Lassù trovò quattordici signore che la servivano, ed in quei pochi dì che vi rimase imparò a leggere ed a scrivere e seppe cosa significhi il levar delle stelle e della luna, il tramonto del sole e la ragione di tutti i fenomeni celesti.
Le streghe le diedero quel libro che si dice "Il libro d'Abano", e con questo libro poteva, con un atto di volontà, recarsi dovunque volando, purchè avesse fatto con un passetto (misura) da falegname, il segno di Salomone.
Si faceva anche accompagnare da altri sulle più alte montagne, purchè si attaccassero con le mani alle sue vesti.
Partita dalla Grotta di Oliero, si recò a Venezia do fu ammessa nella compagnia dei Framassoni.
Vi s'iscrisse con l'inchiostro e non col proprio sangue, ché l'avesse fatto con questo, non avrebbe potuto levarsene mai più.
A questa donna, oltre ad altre virtù, era rimasta quella di mutare in cavallo il proprio servitore e cioè ponendogli i ferri ai piedi e la briglia al collo. Dopo di ciò doveva correre e correre guidato dal pazzo capriccio di lei.
Trascorso qualche tempo, il servo non ne poteva più e se ne lagnò con una vecchia, che si diceva fosse una strega, la quale gli disse:-
Se nel momento in cui ti fa la fattura, sei pronto a levarti di dosso la briglia e a metterla sul collo ad essa, la tua padrona dovrà diventare una cavalla e correre in vece tua.
Così egli fece, e la strega dovette correre suo malgrado, aizzata e maltrattata da quell'uomo, che disfogava villanamente la sua vendetta.
Dopo sì dura lezione si levò dalla scuola dei Framassoni, si pentì del mal fatto, cercò di far del bene, ma in fine la trovarono annegata nelle acque del Cismon (Nardo Cibele, 1887).

 

Più famosa ancora è la leggenda di Cecilia di Baone e del suo rapimento che si dice avvenuto a Oliero. Ecco come la racconta il Brentari:

Ora ci resta a parlare di quella che viene detta comunemente Grotta grande o anche Grotta Cecilia di Baone; e di questa donna credo non inopportuno accennare in breve alla storia.
Manfredo conte di Baone, avea lasciata morendo un'unica figlia, Cecilia, raccomandata a Spinabello da Sandrigo. Questi la offrì in moglie a Gerardo, figlio di Tisone da Camposampiero, domandando in compenso una certa somma di danaro. Tisone chiese su questo importante affare consiglio al suocero suo Ecelino II il Balbo; il quale, visto che tale maritaggio sarebbe stato assai vantaggioso a suo figlio Ecelino III, che avea da poco ripudiata la famigerata Speronella, consigliò a Tisone di rifletter bene prima di conchiuder l'affare: e tosto (abusando del segreto confidatogli, e tradendo la parentela), mandò segreti messi a Spinabello, domandando Cecilia per Ecelino III (detto poi il Monaco), ed offerendo in compenso una somma maggiore di quella che Spinabello pretendeva da Tisone. Spinabello accettò, Cecilia nel 1180 venne condotta a Bassano, ed Ecelino III la ebbe a sposa.
Arsero di sdegno i Camposampiero, e pensarono alla vendetta; e presto la ebbero, e feroce. Cecilia si recò un giorno a visitar non so che campi sul Padovano; e Gerardo, certamente avvisatone, le tese insidie, la prese, la condusse a Camposampiero, la ebbe al piacer suo, e così svergognata la rimandò al marito, che era suo zio, perchè fratello di Cunizza sua madre. Su questo fatto (in causa del quale scoppiarono fra le due famiglie odi e guerre che non finirono che dopo lo sterminio degli Ecelini), P. Zorzi, negli anni in cui erano di moda i romanzi storici, ne scrisse uno intitolato Cecilia di Baone (Venezia, Andreola, 1829); ed in esso (tomo III, cap. XXVIII) imagina (il che del resto è cosa contro la storia) che Gerardo avesse rapita Cecilia proprio ad Oliero, in questa valletta ricca di grotte. Dopo di allora molti credettero alla invenzione dello Zorzi; e per documentarla si battezzò la più bella di queste grotte col nome di Cecilia.

 

Nota: O. Brentari - Guida Storico-Alpina di Bassano - Sette Comuni, Bassano 1885 pag.95