7.Prima esplorazione dei rami alti 1875

 

È nel settembre di questo 1875 che viene effettuata la prima esplorazione dei rami alti del Cogol dei Siori, i protagonisti di questa esplorazione sono Almerico da Schio e l'inglese John Ball, famoso alpinista e genero di Alberto Parolini. Come gli speleologi moderni, il da Schio ci lascia una relazione della spedizione:

 

Una visita alla Grotta di Oliero

 

Lettera di Almerico da Schio (dalla "Gazzetta di Venezia" del 24 ottobre 1875 nr. 285, p.14, Venezia ristampata su Speleologia Veneta Volume 1 anno 1983)

Fu la sera del 10 giugno p.p. che nella sala del giardino pubblico di Milano, la Scuola politecnica invitava gl'ingegneri allievi dell'Università di Padova reduci dal san Gottardo, a geniale ritrovo. serata allegra e cordialissima, la quale vedeva riunita la gioventù studiosa di due dei principali Istituti dell'Alta Italia coi suoi professori, preclari uomini di scienza. Per chè vi ebbi a conoscere dappresso persone che da molti anni conosceva soltanto nelle opere illustri. E di questi era uno l'ab. prof. Antonio Stoppani, veneranda e mite figura, il quale dall'affettuosa insistenza dei suoi scolari costretto di unire il suo ai molti brindisi e discorsi fatti, parlò con molto sapere ed opportunità di cortesia, dei geologi veneti, e come in idee poscia feconde abbiano precorso agli stranieri. Mi sovviene pure che con lo stesso professore Stoppani venuto a discorrere delle Prealpi vicentine, e come nell'altopiano che circonda Asiago manchino gli emissari superficiali, egli mi additò l'Oliero come emissario sotterraneo, e mi fece notare la necessità di un grande lago interiore perchè servendo da regolatore, l'Oliero sgorghi così abbondante e continuo.
Ciò premesso narro di una mia gita alle sorgenti dell'Oliero, il 24 del settembre scorso. Io era già da due giorni in Bassano reduce da una escursione cogli alpinisti di Vicenza per Trento, la Cima delle Dodici ed Asiago. Di là ero disceso per Enego a Primolano e quindi a Bassano, per visitarvi le stazioni meteoriche ivi istituite. E sarei rivolato al mio nido subito dopo, se la nob. signora Antonietta Parolini-Agostinelli non mi avesse legato a rimanere in Bassano un giorno in più. Essa mi raccontava come nella famosa caverna da cui sgorga in parte l'Oliero, si fosse scoperta nell'alto una cavità e che per quella avendo mandato persone ad esplorare, vi trovarono un nuovo meato sotterraneo, ma non la comunicazione da essa opinata con altra grotta che esiste superiormente. Questa già luogo di rifugio degli Ecelini, ella argomenta, doveva provvedersi d'acqua senza bisogno d'uscirne; dunque la necessità di una comunicazione interna. La signora Antonietta non si accontentava di codesto primo risultato negativo, ed aveva organizzata una seconda perlustrazione da farsi in modo più completo. Perciò aveva impegnato il suo cognato Mr. Giovanni Ball, illustre naturalista, ed un suo giovane cugino, il sig. Alessandro Sgaravaglio; io cascai per terzo nei suoi progetti e me ne tenni.
Il giorno appresso, la carrozzata da Bassano ad Oliero era composta di sei, compresa Mrs. Giulia Ball, Paolo ed Alberto Agostinelli. E risalendo la riva sinistra del Brenta, tra quei monti superbi che fanno fantasticare così il dotto come l'artista, m'intratteneva col Ball del profitto scientifico che si potrebbe direttamente ritrarre dalle escursioni degli alpinisti e non si ritrae. Tra le altre egli mi notava il grande interesse che la storia dell'epoca glaciale nelle nostre Prealpi, ha la determinazione dei massi erratici, così nel posto, come nella specie. determinazione che dagli alpinisti di buona volontà, senza che sieno scienziati, può farsi facilmente in larga misura, somministrando alla scienza un materiale prezioso. Io compresi perfettamente tutto ciò che di bello e di buono mi disse in proposito il sig. Ball, perchè aveva appena letto la Dinamica terrestre del prof. Stoppani, primo volume del suo splendido Corso di geologia, ed anche l'opuscolo recente dello stesso, Il mare glaciale ai piedi delle alpi.
Sbarcati al casino Agostinelli, il quale è in capo alla Cartiera che muovono le acqua dell'Oliero, fummo invitati a mutare spoglia, ed in un quarto d'ora eravamo tutti e tre vestiti di tela bianca e già in cammino, brevissimo, per la nostra meta. La signora Antonietta ci condusse su per la china boscosa del monte, che sale dalla destra riva dell'Oliero, a visitare due grotte, la prima delle quali a 35 metri circa sopra il torrente, si noma degli Ecelini, e la seconda delle Due Sorelle. Non fu certo salita da alpinisti, perchè in quella insenatura tutto è giardino, facili sentieri sono praticati fra gli alberi, e questi lasciati o piantati con criterio estetico. I dirupi che pendono sul capo, le pendici verdissime d'alberi e di erbe, il torrente che sgorga limpido e cilestro dalle cavernose sorgenti, fanno di quel recesso un soggiorno incantevole, che alla scienza ed al sentimento del bello offeriva il cavaliere Alberto Parolini. E la Antonietta, degna figlia, seconda, accarezza e continua. Fu dessa che somministrò bello e ordinato materiale per la interessante commemorazione che di suo padre lesse il prof. Roberto de Visiani al R. Istituto Veneto. È lei che tiene in pieno fiore ed assetto il Giardino botanico Parolini in Bassano, particolarmente celebre per la vasta raccolta delle conifere. Fu dessa che pose iscrizioni illustrative dei luoghi, forse meno classiche, ma certo per me più chiare di quelle che si studiano a Roma, fra le ruine del Palatino. Leggo già la seguente: Questa grotta fonte dell'Oliero, Alberto Parolini rese accessibile, entrò primo nel 1832, ed ora vi entriamo noi.
Camminato alquanto sopra sassi, tra le acque che romoreggiando corrono verso l'ingresso, si monta in un battello alla sponda di una specie di laghetto. Nel tragitto la luce delle fiaccole ci mostra delle belle stalattiti a cortinaggio, che pendono dalla volta, e poco dopo approdiamo ad un rialzo , che a me parve una colossale ed informe stalagmite. Siamo tutti provveduti di candele e di solfanelli, una scala a piuoli entra con la estremità superiore in un vanno oscuro, che s'apre nel cielo della caverna: vi salgono due uomini per illuminarlo.
Allora veggo che alla prima succede una seconda scala; salgo anch'io: delle corde a cui mi prendo, mi facilitano l'ultima parte dell'ascensione; mi seguono uno a uno lo Sgaravaglio, il Ball, ed il parroco, a cui premeva conoscere intus et in cute ogni parte della sua cura.
L'altezza verticale fu di circa 11 metri. Io aveva meco il capo di uno spago ed una bussola, e ad ogni mutamento di direzione notava e dava un segnale. Nello stesso tempo, a pie' della scala, dove c'erano i rimasti, si faceva un nodo nello spago che mano a mano si andava sgomitolando. Noi procedevamo per un meato bassissimo dove era gala poter andar carponi, ed un grande conforto quelle due volte che ci potemmo levare in piedi. Del resto, e fu quasi sempre, ci convenne strisciare lentamente e penosamente su per le stalagmiti e sotto le stalattiti, che ci ammaccavano e ci impigliavano con i loro bernoccoli e le loro punte. Incontravamo di quando in quando delle vaghissime conche, intorno a cui l'incrostazione calcare aveva foggiato le sponde a cannoncini, quali si vedono a più dopii in certe ricche guarnizioni femminili. In alcune non v'aveva che una belletta di sedimento, in altre c'era l'acqua. V'immersi il termometro C. e con mia meraviglia trovai 11 5, mentre giù al torrente prima aveva trovato 9 6, essendo la temperatura dell'aria esterna di 19 7. Forse per movimento idrostatico l'aria esterna s'insinua in quei cunicoli elevati e produce il leggero riscaldamento, forse lo stillicidio che mette in quelle conche non è lontano dalla superficie. Trovammo anche delle ossa, che furono dette di capretto ed anche di bove e d'altri animali, ma sarebbe interessante che una persona dotta di anatomia comparata verificasse tutte con precisione.
Ci movemmo così due buone ore osservando e cercando per una estensione di cinquanta metri circa, in ambedue le direzioni nelle quali si biforca il meato, ma non trovammo indizio alcuno di comunicazione con l'alto. Bensì credetti alla possibilità di procedere più avanti rimovendo con una zappetta il sedimento molle che angustia troppo nel senso dell'altezza. E ci facemmo anzi colà in fondo un piccolo varco con le mani sperando di trovare il largo più avanti, ma restammo delusi e dovemmo rivoltare la direzione del nostro corpo verso il ritorno. La scena che mi si offerse all'apertura al sommo delle scale nel veder giù le persone che ci aspettavano al piede di esse, ciascuna col proprio lume, mi diede un'idea di ciò che si deve godere nelle celebri grotte verticali, come quelle di Planina, di Trebich, di Adelsberg. Uscimmo alla luce lordi di fango dai capelli alle piante come certi dannati di Dante, ritornammo a casa Agostinelli, e puliti, ravvivati, rimesse le nostre prime vesti, sedemmo ad una lauta colazione che ci rimesse anche il fiato, perchè una metà o poco più l'avevamo speso in quella spedizione da lucertole.
Ma non era soltanto il criterio storico della signora Antonietta che mi aveva accompagnato dentro alla caverna, bensì quello geologico. Se guardava in su per discoprire la comunicazione da lei opinata, guardava anche in giù per cercare la via a sprofondarmi, e penetrare se fosse possibile al lago interno. Io crederei perciò non inutile di ritentare la prova per vedere se con poca fatica di sterro potessimo farci largo, ma di un altro modo mi parrebbe potersi usare per risalire alle origini sotterranee del torrente. Uno dei tre sgorghi di esso è dentro ad una specie di nicchione emisferico, le cui pareti di roccia servono di contenente ad un laghetto di qualche metro quadrato, ma da quanto mi fu detto, profondo ben 27 metri. L'acqua che ne trabocca è abbondante, mentre il laghetto si mostra tranquillo o quasi, indizio questo che l'acqua al di sotto esce per una larga foce, o per molte che sommano insieme ad una larga sezione. Ciò posto, non si potrebbe per entro l'acque limpide e tranquille dirizzare un forte fascio di luce elettrica, o di magnesio, od altra vivissima che ci rivelasse come la foce è fatta e se è penetrabile?
E nel caso favorevole, non sarebbe possibile, con un vestito da palombaro, d'immergersi, ed accompagnati dalla luce artificiale che, inflessa dalla rifrazione, illuminerebbe anche dentro la foce, procedere innanzi e cercare se mai il lago fosse al di là da quel primo varco, od almeno la caverna diventasse alta e tale da poter risalire il torrente? Se fossi Giulio Verne sarebbe affare già bello e compiuto; ma siccome non sono lui, così intenderei che le mie idee rimanessero nel campo di ciò che è possibile e di ciò che è buono per l'avanzamento della scienza.
Checchè ne sia, è certo però che mercé opportune indagini si penetrerà al lago dell'Oliero con lo sguardo che vide il pianeta Nettuno prima del telescopio, e le rocce nucleari delle Alpi prima della perforatrice. La struttura geologica delle nostre montagne deve rilevarsi dai lavori dei molti dotti che se ne occuparono, e quindi si devono riconoscere le vie per le quali le acque possono penetrare e discendere. Un rilievo esatto dell'altipiano dei Sette Comuni, non difficile coi materiali che già possediamo, ci delimiterebbe l'area che non iscarica le sue acque per la Valstagna, o per la Val d'Assa, o per la Valle del Capiello, area che diventerebbe un lago alpino se i gorghi ad imbuto, che anche nelle nostre escursioni osservammo di frequente, non ismaltissero le acque piovane. qualche stazione meteorica ed idrometrica, come sarebbero quelle istituite da me in Asiago, in Enego e che istituirò in Conco, ci darebbe la quantità annua dell'acqua piovuta e la sua distribuzione nelle varie stazioni. Ecco tre ordini di ricerche da cui possono risultare le origini, il corso, le portate degli influenti nel lago sotterraneo. Finalmente, una misura quotidiana esatta della portata dell'Oliero non credo difficile mediante due idrometri collocati lungo i due canali regolati che la bipartono. Da tale misura combinata coi dati precedenti rileveremmo facilmente il regime di tutto codesto magnifico sistema di circolazione, e l'ampiezza di quel lago che forma il Victoria-Nyanza del nostro fiume-torrente.
Non dubito che tutto questo, o tosto, o tardi non si faccia. Anzi si può dire che le operazioni per la conquista di quel mondo occulto sieno incominciate il 24 settembre, dall'istante che la gentile Naiade dell'Oliero ci ordinava di penetrare per entro a' suoi tenebrosi, freschi e umidi regni.

 

Costozza di Vicenza, ottobre 1875