8.Le esplorazioni

 

8.1 Esplorazione dei Rami Alti del G.G.G. 1978

Seguendo le informazioni storiche di Alberto Parolini (1822) e di G. Abrami (1963) che descrivono alcuni laminatoi alla sommità della colata posta nella parte terminale del percorso turistico, il 3 dicembre 1978 il G.G.G. inizia un'intensa campagna esplorativa.
Si sceglie come punto di partenza la Sala delle Candele, un laminatoio, in realtà, alto 70 cm e largo 3 m che nella parte finale si biforca in due rami. Preso quello di sinistra, detto il Ramo Fossile, perchè.. meno sporco, dopo una non facile disostruzione si finisce all'interno di una bellissima saletta seguita da una galleria purtroppo sfociante in uno stretto camino di esigue proporzioni:
3 Dicembre 1978: Viene effettuato un sopralluogo di massima per l'organizzazione di un'intensa attività nella Grotta Parolini o Cògol dei Siòri; scoperta di una fessura con probabile prosecuzione.
10 Dicembre 1978: Attrezziamo la risalita ai Rami Alti e stendiamo il collegamento telefonico. Scoperta del Ramo Fossile.
..... Ennio ed Attilio riescono a passare la fessura appena forzata e subito ci chiamano, il ramo prosegue.
Una vera giungla di concrezioni di qualsiasi forma, dimensione e colore si apre davanti ai nostri occhi, la sala sarebbe abbastanza grande da starci in piedi, ma le concrezioni troppo sviluppate la rendono stretta e complessa. Qualsiasi forma calcarea è presente, dalle stalattiti alle colate, dalle tubiformi alle stalagmiti, dalle vaschette alle colonne. Mezz'ora di contemplazione seduti dentro ad una vaschetta secca abbastanza grande da sembrare un pulpito. È bellissima e la battezziamo "Saletta Amadio" in onore del nostro fu Presidente.
Ci si rimette in movimento, Ennio passa un'altro stretto passaggio per un corridoio invaso dalla sabbia, subito si pensa al meglio, ma pochi metri più in là, uno stretto camino pone fine alla corsa frenetica. .....
Segue una serie di esplorazioni e di studi sulla zona iniziale del ramo destro (o Ramo dei Pantani), caratterizzato da massicci riempimenti fangosi raggiungenti spesso e volentieri la volta della galleria. Ben presto ci si accorge che tutti i cunicoli altro non sono che un solo ramo obliterato dal fango e da gigantesche concrezioni.
Nel 1979 si è alle prese con un incredibile scavo nel fango nella parte terminale del Ramo dei Pantani, ma le ottimistiche previsioni sulla brevità dello stesso vengono sconfessate da tre mesi di lavori forzati.
La prosecuzione, purtroppo è solo una galleria che porta ad una sala dalla quale si dipartono strettissime fessure tra soffitto e fango e che non danno alcuna speranza di ulteriori sviluppi.
17 Dicembre 1978: Forziamo l'altro passaggio per l'accesso alla Saletta Amadio e iniziamo lo scavo dei Rami Bassi.
26 Dicembre 1978: Scavo parte terminale del ramo Fossile, scavo Rami Bassi, scavo Cògol dei Assassini e prove di percussione nella zona Crepo dee Soree e Cògol omonimo.
7 Gennaio 1979: Scavo Rami Bassi.
21 Gennaio 1979: Lo scavo dei Rami Bassi ci porta verso l'uscita all'inizio dei Rami Alti, scopriamo un possibile avanzamento in direzione opposta.
4 Marzo 1979: Scaviamo nel punto di possibile avanzamento; avanziamo nel fango per circa 2 metri. Denominiamo il ramo "Ramo dei Pantani".
8 Aprile 1979: Usciamo con il Gruppo Speleologico Settecomuni; servizio fotografico del Ramo Fossile e scavo nel Ramo dei Pantani; totale metri di avanzamento con scavo: 3 m.
3 Giugno 1979: Armo della Colata con spit. Scavo e superamento del Ramo dei Pantani con scoperta di altri 30 metri.
.....Appena arrivano Enrico e Orazio danno subito il cambio agli altri che stanno scavando nel Ramo dei Pantani; Orazio comincia a scavare, rosicchiando un centimetro dopo l'altro si avanza.
Ad un certo punto si nota che sulla destra del cunicolo corre una frattura un po' più ampia di quella in cui si sta scavando; subito lo scavo viene orientato verso il punto. Dopo un po' Orazio riesce ad allargare un passaggio in mezzo al fango riuscendo a passare dall'altra parte.
Dopo quattro mesi di lavoro finalmente siamo riusciti a superare il difficile tratto. Subito presi dall'euforia, siamo tutti dall'altra parte del passaggio; il nuovo ramo si apre lungo una diaclasi che a tratti si fa abbastanza ampia, tanto da riuscire a camminare in piedi.
Ormai però, a causa della lunga permanenza in grotta abbiamo esaurito il carburo e perciò, dopo aver dato una rapida occhiata dove sembra si aprano nuove vie di prosecuzione, decidiamo di ritornare.
Fuori troviamo il solito gruppo di turisti che ci fanno le solite domande ed ai quali si risponde a monosillabi.
Rimesso in ordine il materiale, ritorniamo verso casa, festeggiando per i bar la scoperta. (ciucchi spolpi)
10 Giugno 1979: Inizio del rilievo dei Rami Alti; esplorazione accurata del Ramo dei Pantani e servizio fotografico dello stesso.
2 Dicembre 1979: Continuazione dello scavo precedente. Ila lavoro si presenta molto duro e faticoso, decidiamo di fare un po' di sosta. "Longe" vuole scavare un po' per provare la sua nuova invenzione che consiste in una zappa particolarmente studiata per lo scavo nel pantano. Si scava per un'altra buona ora ed è la volta di Enrico per il suo turno; il lavoro continua, per "Longe" è una giornata no: massacrato l'impianto di illuminazione. Ben presto lo scavo raggiunge la roccia (e giù maledizioni!).
La diaclasi che si apre non dà le prospettive pensate, è troppo stretta per non dire inesistente, tutto questo basta per farci amareggiare e farci tornar fuori.
24 Agosto 1980: Prova prosciugamento sifone destro. Risultato negativo.
Non rimane che stendere il rilievo e completare il servizio fotografico, mentre qualche disperato cerca ancora accanitamente un qualsiasi indizio di eventuali (e chimeriche) prosecuzioni. In totale però sono altri 150 m. di grotta nuova che vanno ad aggiungersi ai 180 m esistenti.
Visti i risultati, nel luglio '82, si decide di chiudere la campagna esplorativa della parte aerea della Grotta Parolini.
25 Luglio 1982: Scavo Ramo Fossile. ......Si scava nei depositi di fango che hanno quasi riempito il piccolo ramo attivo di sinistra nel Ramo Fossile. Siamo nel fango e nell'acqua completamente distesi in un laminatoio impossibile, ma è l'unica via possibile che ci rimane. attualmente scaviamo in questo laminatoio largo circa 1 m. e alto circa 8-10 cm.
ENRICO DALLA ZUANNA
ENNIO LAZZAROTTO

 

8.2 La nuova campagna di esplorazioni subacquee dal 1981 al 1984

Questa nuova campagna esplorativa è resa possibile dalla stretta collaborazione fra tre gruppi: il Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna, il Gruppo Speleologico CAI di Verona e il Centro Operativo Veronese Attività Subacquee.
Il 1 febbraio 1981 viene fatta la prima immersione e ci si rende immediatamente conto di trovarsi di fronte ad un complesso di notevoli dimensioni che richiederà un notevole impegno per la sua risoluzione. L'inverno dell'81 vede i sommozzatori del COVAS impegnati in ben sette immersioni per esplorare tutta la galleria sommersa che parte dal fondo del laghetto iniziale della grotta, sino ad una stretta spaccatura trasversale ed un piccolo cunicolo sulla destra. Le piene primaverili interrompono le attività.
L'anno successivo, le immersioni riprendono il 24 gennaio sino ad effettuarne sette, oltre ad una di ricognizione nel vicino Cogol dei Veci.
I risultati possono essere così riassunti: rilievo della nuova galleria reperita dopo il forzamento del cunicolo a fianco della spaccatura di destra; la galleria, dopo un pozzo, prosegue. Esplorazione di una diramazione posta a circa due terzi della galleria principale che consente di ridurre il tragitto totale alla galleria sommersa. Il sopraggiungere della bella stagione, con le sue piogge, interrompe le esplorazioni.
Nel 1983 il COVAS è nuovamente all'opera nel tentativo di proseguire l'esplorazione sino al limite concesso dai mezzi a sua disposizione. L'anno viene chiuso con 6 esplorazioni ed il rilievo strumentale di 288 m di galleria sino alla profondità di 27 m.
Il 15 gennaio 1984 sono nuovamente all'attacco e con una serie di 4 immersioni mettono, per qualche tempo, la parola fine all'avventura. Tutti i camini intravisti nella parte terminale del sifone, chiudono irrimediabilmente con notevoli depositi di limo finissimo che riduce la visibilità in pochi attimi a livelli decimetrici.

 

8.3 Ultima esplorazione del COVAS 1987

Il 25 gennaio 1987 viene effettuata l'ultima immersione esplorativa dei sommozzatori del COVAS (Magotti, Benini e Ciuffolo), 400 m. di esplorazione a -50.

 

8.4 1988 Febbraio: Cogol dei Veci esplorazione di Olivier Isler

Il periodo è particolarmente favorevole per le esplorazioni: l'assenza di piovosità e la limpidezza dell'acqua è caratteristica del periodo invernale.
I sommozzatori del C.S.T. accettano con entusiasmo di collaborare con Olivier e questa prima immersione dimostra che si tratta di una scelta giusta. Olivier, dopo alcune immersioni preparatorie raggiunge gli 800 metri di sviluppo spaziale, la galleria continua sempre con grandi dimensioni, ma la visibilità è limitata a 7-8 metri, non per torbidità, ma a causa delle dimensioni enormi che non consentono di farsi un'idea della morfologia della galleria.
Per evitare l'errore di prendere rami ciechi, Olivier è costretto a passare da una parte all'altra della galleria per seguire il ramo principale.
Tutto il percorso è segnato sul fondo dalla presenza di ciottoli di piccole dimensioni dovuti al flusso della corrente. Contemporaneamente massimo Halupca e Sergio Satta rilevano la grotta fino a 420 metri dall'ingresso. Le prospettive sono allietanti.

 

8.5 1988 Agosto: Cogol dei Siori, esplorazione di Jean Jeacques Bolanz

Bolanz supera il precedente limite di 400 metri di sviluppo spaziale a -50 metri di profondità, procedendo ulteriormente arriva ad una profondità di -37 metri e ad uno sviluppo spaziale di 680 metri, la galleria rimane sempre di grosse dimensioni.

 

8.6 1988 Ottobre: Cogol dei Veci, tentativo di Olivier Isler

Approfittando di un periodo di ferie, Olivier si prefigge di superare il limite di 800 metri di sviluppo spaziale stabilito a febbraio. A questo tentativo collaborano i francesi Giorgio Grime e Francois Amet e il belga Roland Gillet.
Olivier effettua un prima immersione, alla quale partecipano anche elementi del G.G.G. per fissare una sagola fino ai primi 120 metri, lesionata dalla violenza delle acque. Grime e Amet, invece, fanno una prima immersione per visionare la grotta e per ambientarsi.
Grime si immerge con due bombole da 20 litri e scooter subacqueo, mentre Amet indossa due bombole da 12 litri e limita la sua immersione ai primi 100 metri della cavità.
Amet e Grime partono contemporaneamente, dopo circa 40 minuti Grime è già visibile dall'esterno mentre fa la decompressione, di Amet non si vede traccia. Amet nel frattempo, a -50 metri, per leggerezza o per troppa fiducia in se stesso ha abbandonato per pochi metri la sagola e non riesce più a ritrovarla, la cerca e ne trova una che termina nel nulla e che lo porta lontano da quella principale.
Si tratta probabilmente di qualche vecchia sagola abbandonata da anni durante qualche esplorazione.
Francois Amet si trova in una situazione molto critica dato che sta per esaurire l'aria. Giorgio Grime, dopo diversi minuti che lo attende in zona decompressione, ha sentore che è successo qualcosa e si reimmerge fino a -50 metri, la sua luce viene vista da Francois che gli va incontro, ormai senz'aria.
Grime gli passa uno dei suoi erogatori, e assieme risalgono. Francois, nonostante lo stato di agitazione e spavento che lo domina, riesce a completare la decompressione, sempre utilizzando l'abbondante riserva d'aria di Giorgio. Riemerge in evidente stato di choc e completamente stremato.
L'accaduto scuote profondamente la squadra che non riesce più a ritrovare l'entusiasmo e la sicurezza necessarie per continuare l'impresa. Nei giorni che seguono si effettuano immersioni per ripulire la grotta dalle vecchie sagole rivelatesi pericolose. Per le esplorazioni se ne riparlerà.

 

8.7 1989 Febbraio: Cogol dei Veci: esplorazione di Olivier Isler

A questo nuovo tentativo collaborano Jacques Brasey, il francese Patrick Jolivet, i triestini Sergio Satta e Massimo Halupca.
Mercoledì 8 febbraio: Patrick Jolivet porta una bombola a 80 metri dall'ingresso della cavità e ne colloca un'altra a 280 metri, che dovrà servire solo in caso di emergenza, mentre Olivier sistema la sagola guida fino ai 480 metri, dove la grotta raggiunge i -54 metri di profondità.
Jacques Brasey compie la prima importante immersione con una punta esplorativa fino a 1.020 metri di sviluppo spaziale. Jacques Brasey utilizza un propulsore, tre relais ventrali e un tribombola dorsale (3X20 lt.) La profondità si riduce a -30 metri e siamo ad oltre duecento metri rispetto all'esplorazione dell'88: il tratto viene sagolato.
Giovedì 9 febbraio: è una giornata tranquilla di preparazione. I triestini Sergio Satta e Massimo Halupca, con Patrick Jolivet collocano lo scooter, un "Acquazepp" di fabbricazione tedesca, a circa 80 metri dall'ingresso della grotta e le bombole per la decompressione.
Venerdì 10 febbraio: dopo tre ore di preparazione, ha inizio l'immersione di Olivier Isler. Lo accompagna fino allo scooter Sergio Satta con lo scopo di fotografare la partenza. Ma è un attimo e lo speleosub svizzero sparisce dentro le viscere della terra. In 35 minuti raggiunge il termine di Jacques. Tenta di svolgere il filo di Arianna sempre a cavallo dello scooter, ma dopo 200 metri decide di fermarsi perchè il pilotaggio nella galleria è difficile a causa del fondo accidentato.
Prosegue a nuoto, a 20 metri di profondità, poi a 15 a 1300 metri dall'ingresso. Eccettuato qualche settore dove si restringe un poco (6-8 metri di larghezza per 4-6 metri di altezza), la galleria, sempre imponente, mantiene la sue dimensioni standard. Sulle pareti, talvolta molto tormentate, appaiono delle belle forme di erosione.
A 1580 metri (-16 m.), un incontro tanto sorprendente quanto insolito: un proteo che nuota tranquillo davanti a Olivier.
A 1650 metri dall'ingresso le dimensioni della cavità continuano ad essere notevoli: 7-8 metri di altezza, 8-10 di larghezza, il fondo irregolare presenta sabbia, rocce di varia dimensione e grossi blocchi.
Fatto piuttosto interessante è che negli ultimi 400 metri la profondità media della galleria è di soli 15 metri.
Si fa quindi l'ipotesi che sia possibile riemergere all'interno della cavità.
Olivier riemerge dopo 5 ore e venti minuti di immersione.
Sabato 11 febbraio: gli speleosub del Circolo Sommozzatori Trieste: Sergio Satta e Massimo (Max) Halupca riprendono l'esplorazione del settore complicato che si trova fra 350 e 410 metri.
Immersione interessante che permette di confermare l'esistenza di un diaframma che provoca un raddoppio della galleria in questa zona. Nel febbraio 1988 questo settore gli aveva dato del filo da torcere prima di trovare la vera prosecuzione del sifone.

 

8.8 1989 29-30-31 dicembre: Cogol dei Veci: esplorazione di Olivier Isler

Olivier percorre la bellezza di 2340 metri in immersione, alla profondità massima di -60 metri, toccata a 450 metri dall'ingresso, proseguendo la profondità diminuisce e Olivier si ferma a -4 metri, in quanto non è preparato per riemergere ed affrontare una decompressione all'interno della grotta. Questa esplorazione dura 6 ore, di cui 4 di decompressione.
Per la prima volta utilizza un'autorespiratore a ciclo semichiuso, in grado cioè di riciclare parte dell'aria espirata.
Collaborano con Olivier Tom Jacques Brasey, Roland Gillet e Pascal Despland, per la parte logistica il G.G.G.
L'impresa di Olivier viene festeggiata in serata (è la notte di S. Silvestro) con abbondanti bevute al campo speleologico invernale del G.G.G. in località Lepre sul Grappa.
Questa è la relazione di Olivier tradotta e riadattata da Maurizio Deschmann:
Dicembre 1989.
Siamo di nuovo al bordo della sorgente. Un'assenza: Sergio e Max non si sono potuti liberare in questo periodo, e saremo un'equipe un po' ridotti.
Sono previste due immersioni su lunga distanza e prepariamo dei relais a 80, 480 e 650 metri di distanza.
Nella vasca di entrata piazziamo una grossa bombola di ossigeno. Venticinque metri di manichetta la collegano all'erogatore che si trova a 12 m. di profondità. Servirà da narghilè durante le tappe di decompressione.
Venerdì 29 dicembre:
Roland porta il doppio Acquazepp a -40 m di profondità; tutto è a posto per la prima punta. "Tom Pouce" (Jacques Brasey) si prepara minuziosamente.
L'aiutiamo a indossare la sua pesante attrezzatura 4X20 litri sul dorso. La partenza è alle 14.30.
Tom respira da una piccola bombola da 10 l che abbandona a -40, dove l'attende il primo relais ventrale da 15 l. Inforca i due scooters e avanti! A 480 m. depone il ventrale e lo sostituisce col nuovo preparato in precedenza.
A 640 sorvola il bibombola 2X12 litri di emergenza e arriva agli 800 metri (-40 m.). Qui depone il relais e abbandona uno dei due scooters. La visibilità (da 8 a 10 m.) non è sufficiente per continuare con due propulsori senza correre dei rischi (perdita del filo p.e.).
A 1550 m. il filo è rotto. "Tom Pouce" deve riattrezzare 100 m di sifone già esplorato. Depone il propulsore e continua a nuoto. Ritrova l'estremità del mio filo e comincia a svolgere il suo nella galleria inesplorata. È vasta e la sua lampada da 50W sembra quasi ridicola. Progredisce lentamente. Verso 1770 esita poichè due gallerie si aprono davanti a lui. Sceglie quella di destra che gli sembra più vasta.
A 1850 m dall'entrata e -12m di profondità, fissa il suo filo e decide di rientrare, avendo oltrepassato il suo tempo limite di progressione. Il ritorno è senza problemi, seguito dalla lunga sequenza di decompressione.
Alle 21.25, cioè a 6.55 ore dalla sua partenza, egli riappare in superficie, accompagnato dal pesante "barile equilibratore"
Nota: Si tratta di un fusto collegato a una bombola e munito di valvole di carico e scarico, sul quale sono fissate tutte le bombole necessarie alla decompressione. Il sommozzatore lo sposta risalendo, mantenendolo costantemente neutro (n.d.t.)
sul quale sono disposte tutte le sue bombole per la decompressione.

SABATO 30 DICEMBRE
Preparazione minuziosa della seconda immersione di punta. I due propulsori sono nelle mani esperte di Jacques e Roland, e Pascal mi aiuta a preparare le due miscele surossigenate (30 e 40%) che spero di utilizzare l'indomani. Il freddo pungente (-5°) non facilita le ultime verifiche che sto compiendo sul mio nuovo apparecchio d'immersione2. Sono un po' in ansia, perchè lo proverò per la prima volta in un sifone.
Spero che cinque anni di sforzi saranno alla fine ricompensati. La sera tutto è pronto sul bordo del sifone.
DOMENICA 31 DICEMBRE
L'ora della verità si avvicina. Mi vesto pesante sotto la muta stagna perchè l'acqua è fredda (8°). Mi sistemo anche il "pisleau"
Nota: Si tratta di un sistema che ho messo a punto e che permette di eliminare l'urina fuori della muta restando sempre asciutti (n.d.A.)
, che migliora di molto il comfort in immersione.

All'ultimo momento, quando sono praticamente pronto, ecco la cattiva notizia: del fumo fuoriesce dalle batterie di uno dei propulsori! partirò con un solo scooter invece dei due previsti.
13.50, parto in immersione, equipaggiato con la mia pesante ma unica attrezzatura.
Non dispongo di alcun relais nel sifone. A 800 m. e -40 di profondità, cambio la miscela gassosa, e passo a un surox 40%. Raggiungo il termine di Jacques in 49' . Sto bene, il mio apparecchio funziona perfettamente. Utilizzo una torcia a mano da 100W e comincio a svolgere il filo d'arianna in una bella galleria di medie dimensioni (4X4 m.), col pavimento di roccia compatta. Avanzo di 90 m e oh! sorpresa, ricado sul filo di "Tom Pouce".
Rifletto e rapidamente decido di riavvolgere, perchè diventerebbe difficile nelle esplorazioni successive calcolare l'esatta distanza.
Venti minuti più tardi sono di nuovo alla partenza. Noto che sono partito nettamente a sinistra nel primo tentativo e mi sposto allora sulla destra e scopro la prosecuzione del sifone.
La galleria è di forma assai variabile: sempre grande, a volte enorme in certi punti che passano i 10-12 m di larghezza per 7-8 di altezza. Devo allora cercare il seguito spostandomi lateralmente e illuminando la parete col raggio della lampada.
La forma della galleria è quasi triangolare in certi settori. Al suolo ci sono pochi massi, la roccia è generalmente compatta. La progressione è lenta, a scarsa profondità (da 11 a 15 m), le etichette che marcano la sagola sfilano regolari: 2000, 2100, 2200 m. A 2280 supero i 10 m di profondità e la galleria risale impercettibilmente. Ma la lampada a mano si sta esaurendo, poichè la sto usando da più di un'ora e le batterie hanno ceduto.
Continuo a seguire una parete, rischiarata solo dai 10W del mio casco. 2330 m, -6 m! Sopra di me lo specchio di una superficie. A 2340 m, sono a -4 di profondità, in quella che credo essere una grande sala.
Mi affretto a fissare il filo su uno dei grossi blocchi che occupano il fondo perchè sto rischiando un incidente di decompressione. Se avessi dell'ossigeno sarei potuto emergere, ma così mi mancano più di 40' di decompressione. Con rimpianto rinuncio a questo progetto, e dopo un ultimo sguardo alla superficie, solo 4 m sopra di me, pinneggio velocemente fino a 2250 m, dove raggiungo nuovamente 12 m di profondità. Sorpresa: un proteo appare a meno di un metro dal filo. Questa graziosa bestiola, piccola presenza vivente in questo mondo minerale è una cosa molto commovente. L'abbandono a malincuore perchè il tempo preme.
Nuotando sono stimolato dall'effetto calorifico del mio nuovo apparato. Il gas che respiro è a una temperatura gradevole a causa del passaggio nelle cartucce di calce sodata e io sudo un poco, malgrado l'acqua fredda. A 1850 m recupero il propulsore. A 800 m cambio la miscela e ripasso al surox 30%. Pinneggio per aiutare il mio scooter che diventa lento poichè le batterie sono al limite. 3h 56' dopo la partenza raggiungo il barile con le bombole per la decompressione a -40 m.
Abbandono il boccaglio del mio semichiuso per passare in circuito aperto. Che choch! In confronto la miscela surox che respiro adesso mi sembra ghiacciata.
A -15 Pascal viene a raccogliere notizie e recuperare il rocchetto. Un'ora dopo, ha la gentilezza di portarmi del thè caldo che bevo facilmente perchè è messo nella mia ghirba deformabile.
Dopo 4h 16' di decompressione e 8h 12' di immersione totale, riemergo finalmente, alle dieci di sera.
Mentre mi sto spogliando, apprendo la notizia del mio consumo d'aria nel corso dell'immersione. Neanche tre metri cubi! e cioè sette o otto volte meno che se avessi usato un apparecchio convenzionale.
Questo 31 dicembre si può dunque festeggiare con i nostri amici italiani, poichè la riuscita è stata totale.
Nota: Si è trattato di una grandiosa festa dell'ultimo dell'anno organizzata dai soliti del Gruppo Grotte Giara Modon (n.d.t.)
Il 2 gennaio 1990, terminiamo la nostra spedizione con il rilievo topografico di un centinaio di metri nella zona profonda.
Fin d'ora siamo decisi a continuare lo studio di questa appassionante sorgente.
Partecipanti (a tutte le tre spedizioni)
Belgio Roland Gillet
Francia Bruno Allievi
Francis Amey
Geneviève Frou
Patrick Jolivet
Georges Grime
Italia Maurizio Deschmann
Lorenzo Gasparini
Massimo Halupca
Ennio Lazzarotto
Sergio Satta
Svizzera Jacques Brasey
Pascal Despland
Olivier Isler
Un grazie particolare a Ennio Lazzarotto per la sua ospitalità sul posto e al Comune di Valstagna per l'autorizzazione all'immersione che ci è stata accordata.
Olivier Isler

 

8.9 1990 Ottobre: Cogol dei Veci: Olivier Isler riemerge oltre il sifone

Dopo molti mesi di preparazione, Olivier aspettava solamente il momento più favorevole. Ulteriormente perfezionato il sistema di riciclaggio dell'aria e in perfetta forma fisica, Olivier riesce a riemergere oltre il sifone dopo una decompressione effettuata all'interno della cavità di 54 minuti con ossigeno puro.
Sopra di sé vede un'enorme cupola alta dal pelo dell'acqua circa dieci metri.
Sul fondo grandi blocchi di crollo ed altri molto piccoli e puliti ad indicare il deflusso delle acque.
Di fronte vede una condotta di piccole dimensioni, tre metri di larghezza per due di altezza circa.
Oltre il buio profondo ed un mistero ancora da scoprire.
Olivier ha percorso in immersione 2375 metri di sviluppo spaziale, 35 in più rispetto alla precedente punta. Con questa esplorazione, il Cogol dei Veci diventa il più grande sifone d'Europa con emersione interna.
All'esplorazione hanno collaborato Patrick Jolivet e Roland Gillet e il G.G.G. per la parte logistica.